Archive for the ‘News’ category

Ogm, gaffe di Galan: la guerra del pomodoro di Pachino Igp

September 5th, 2010

Ogm, gaffe di Galan: la guerra del pomodoro di Pachino Igp

Il ministro per le Politiche Agricole, Giancarlo Galan, scivola sul pomodoro: Galan, infatti, con una sua dichiarazione sugli ogm ha scatenato le polemiche degli agricoltori di mezza Sicilia e, in particolare, quelli del sud est, patria di due prodotti di eccellenza come il pomodoro di Pachino Igp e il ciliegino di Vittoria. Galan, in sostanza, aveva accostato questi prodotti agli ogm:

Tra i prodotti agricoli che mangiamo oggi non ce n’è uno che assomigli a quelli di una volta. Gli ogm vanno affrontati lasciando perdere le ideologie e analizzando il problema con illuminismo. Il guaio è che siamo senza ricercatori perché sono fuggiti all’estero. Non so se sia vero, ma mi dicono che il pomodoro pachino è stato creato in Israele e poi impiantato in Sicilia

Lasciando stare la storia di Israele, che è una vecchia mezza menzogna-mezza verità, l’accostamento degli incroci utilizzati per selezionare il pomodorino agli esperimenti genetici ha fatto imbestialire, prima di tutti, Coldiretti il cui presidente nazionale Sergio Marini, parlando del ministro, ha affermato:

Distrugge il valore e la distintività del nostro made in Italy agroalimentare che è l’unica arma che abbiamo per competere nei mercati nazionali e internazionali

Ma a prendersela di più sono stati quelli che il pomodorino lo fanno. Come il Consorzio di tutela del pomodoro di Pachino Igp, che ha gridato allo scandalo, e il sindaco di Vittoria Giuseppe Nicosia che ha detto:

Leggo con desolazione l’ennesimo intervento, tra gaffe e danno, dell’ennesimo ministro senza nessuna competenza in agricoltura e di esclusivo riferimento leghista. Il ministro, anziché aiutare la serricoltura e l’ortofrutta, finisce per infierire ulteriormente, sul settore, attraverso frasi infelici, e ad infliggere colpi mortali a un comparto già profondamente in crisi. La gaffe di Galan dimostra ancora una volta come questo Governo nazionale sia incapace di interventi seri e qualificati e incapace di legiferare a sostegno dei nostri serricoltori e come se non bastasse, quando si muove fa danno

Parole di piombo. Ma non sono più leggere quelle dello stesso Galan, che ha cercato di mettere una pezza affermando:

Alcuni giornali siciliani, ma non solo loro, si stanno impegnando in una campagna di disinformazione a tutto danno delle produzioni di pomodoro che si fanno a Pachino. Mi risulta incomprensibile il vero scopo di una malafede o di una qualche forma di ignoranza secondo la quale io confonderei ricerche di laboratorio con prodotti Ogm. Questa mia dichiarazione non si iscrive nel chiacchiericcio giornalistico dello ’spara e ritratta’. Ho detto sempre la stessa cosa: in minima parte alcuni prodotti coltivati nella zona di Pachino provengono da ricerche scientifiche che nulla hanno a che vedere col tema degli Ogm. Cio’ che si produce a Pachino e’ eccellente sotto ogni punto di vista, purtroppo c’e’ chi continua a danneggiare i produttori di Pachino mettendo in giro affermazioni che io non ho mai fatto. Rivolgo cosi’ un appello ai produttori di Pachino di contribuire a far cessare una campagna di disinformazione dalla quale il pomodoro Pachino puo’ ricevere solo danni. Che a Pachino qualcuno si svegli

Se non fosse che gli “esperimenti”, in agricoltura, non si fanno in laboratorio ma in campo o, al massimo, in serra. E, infatti, il Consorzio pachinese ha mostrato una “moderata” soddisfazione per la correzione di Galan:

Prendiamo atto con moderata soddisfazione del parziale dietrofront fatto dal ministro Galan. Se è da irresponsabili rilasciare delle dichiarazioni giornalistiche in forma dubitativa, lo è a maggiore ragione quando a farlo è un Ministro della Repubblica, il quale addirittura si è espresso per “sentito dire”. Una cosa è infatti che i primi semi ibridi di pomodoro ciliegino siano stati immessi sul mercato da una società israeliana, la cui messa a dimora nel territorio pachinese ha trovato il suo habitat migliore per effetto delle condizioni pedoclimatiche e ambientali che hanno fatto si che si ottenesse il “pomodoro più buono del mondo” (come è stato definito recentemente anche da Slow Food); un altro conto è definire “il pachino un prodotto ogm”. Se a tutto ciò aggiungiamo che il riconoscimento IGP è stato concesso proprio dal dicastero che Galan presiede, tra l’altro non solo per il pomodoro ciliegino ma anche per il costoluto e il tondo liscio, si ha l’idea della superficialità di tali dichiarazioni dalle quali ha preso giustamente le distanze anche il presidente nazionale di Coldiretti, Sergio Marini. A meno che, a pensare male, tali dichiarazioni non celino interessi ben precisi che l’avvocato veneto Giancarlo Galan intende favorire.

E pure questo è piombo, e pure ben sparato: la guerra del pomodorino è iniziata…

Via | Consorzio di tutela del pomodoro di Pachino, Corriere Ortofrutticolo, Comune di Vittoria, Agi
Foto | Flickr

Ogm, gaffe di Galan: la guerra del pomodoro di Pachino Igp

Piattaforma petrolifera esplosa: crescono le critiche ma non ci sarebbe una nuova marea nera

September 3rd, 2010

Come già accadde per la Deepwater Horizon, esplosa al largo del Golfo del Messico il 20 aprile scorso, in queste prime ore dal nuovo disastro della Vermillion le notizie sono molto confuse e frammentarie.

Secondo la stampa americana, dai primi rapporti delle autorità non ci sarebbe fuoriuscita di petrolio dalla piattaforma esplosa a 80 miglia dalle coste della Louisiana. Sempre secondo la stampa statunitense, però, la Vermillion non sarebbe dotata del cosiddetto Blow Up Preventer, la valvola il cui malfunzionamento causò la marea nera della Deepwater. Il sistema che interrompe il flusso di petrolio e gas in caso di incidente, però, avrebbe funzionato correttamente.

L’unica certezza, fino a questo momento, è che i 13 operai e tecnici che lavoravano sulla piattaforma sono tutti in salvo. E questo, rispetto agli 11 morti di aprile, è già un’ottima cosa. Per quanto riguarda l’inquinamento del mare solo nelle prossime ore si avranno le prime certezze.

Dell’azienda proprietaria, la Mariner Energy, si sa che non è nuova agli incidenti: quello di ieri è il quindo incendio a bordo di una piattaforma della Mariner dal 2006 e nel 2008 su un impianto si è verificato un’altra esplosione con conseguente incendio che, per fortuna, fu domato in poche ore.

In tutto il mondo, nel frattempo, monta la polemica contro l’industria del petrolio e, in particolare, contro le trivellazioni off shore. In Italia Legambiente torna a chiedere lo stop di tutte le autorizzazioni:

Questo nuovo incidente è l’ennesimo segnale d’allarme sui sistemi di sicurezza delle operazioni d’estrazione di petrolio off-shore, un’attività molto pericolosa praticata anche nei nostri mari che sommata all’intenso traffico di petroliere rappresenta un serio pericolo per le coste italiane. All’Italia non servono nuove trivelle ma una politica che tuteli le nostre vere risorse. Lo sfruttamento di giacimenti al largo delle nostre coste è un miraggio che non deve assolutamente accecarci

Via | Rigzone, Reuters, Legambiente
Video | YouTube

Piattaforma petrolifera esplosa: crescono le critiche ma non ci sarebbe una nuova marea nera

Efficienza energetica: da oggi addio alle vechie lampadine da 75 Watt

September 1st, 2010

Efficienza energetica: da oggi addio alle vechie lampadine da 75 Watt

Procede senza sosta il progressivo addio dell’Europa alle vecchie lampadine a incandescenza: da oggi escono dal mercato quelle da 75 Watt. Potranno essere vendute solo quelle rimaste i magazzino, quindi nel giro di pochi mesi dovrebbe essere praticamente impossibile trovarle sugli scaffali dei negozi.

La decisione di sostituire le vecchie lampade con prodotti più moderni ed efficienti, come le lampade a risparmio energetico fluorescenti o a led, è stata presa dall’Unione europea che, esattamente un anno fa, aveva tolto dal mercato quelle da 100 Watt. Tra un anno esatto toccherà a quelle da 60 Watt, poi a quelle da 40 da 25 Watt nel settembre 2012.

L’Ue ha fatto due calcoli e stima che, sostituendo tutte le lampadine di vecchia generazione con quelle nuove si potrebbero risparmiare fino a 40 miliardi di KW/h l’anno, con conseguente risparmio 15 milioni di tonnellate di CO2. Per fare un paragone: quanto consuma uno stato come la Romania in un anno intero.

Vantaggi, oltre che per l’ambiente, anche economici: una abitazione media europea, quando avrà cambiato tutte le lampadine, potrà risparmiare dai 25 ai 50 euro l’anno sulla bolletta dell’energia elettrica. Valori modesti, se confrontati al vantaggio ambientale, ma che vanno ad affiancare quelli realizzati aggiornando il “parco elettrodomestici” con lavatrici, forni e frigo più efficienti.

Tra le tecnologie sostitutive della vecchia lampadina a filamento l’Europa consiglia i Led: fino all’80% in meno di consumi a parità di luce prodotta e una vita media immensamente più lunga. Ed è su questo fronte, in realtà, che gli europei otterranno i maggiori risparmi.

Via | Parlamento Europeo
Foto | Flickr

Efficienza energetica: da oggi addio alle vechie lampadine da 75 Watt

Uragano Katrina e disastro BP: il make up di due sciagure secondo Mother Jones

August 31st, 2010

deepwater horizon flickr

Del disastro della Deepwater Horizon e dell’uragano Katrina avete letto spesso su queste pagine. Ho trovato però un pezzo interessante uscito su Mother Jones qualche giorno fa e che credo valga la pena di riproporvi, perché vi mostra il b-side, dei due disastri, e soprattutto dello “spin”, del modo in cui l’informazione li ha veicolati verso le masse.

Mac MacClelland – qui il suo twitter – per Mojo si occupa principalmente di diritti umani, ma ha fatto volentieri un’eccezione per analizzare da vicino la copertura delle due tragedie americane. E spiega che la dichiarazione che più l’ha colpita sulla fuoriuscita di petrolio nel golfo del Messico arrivava da un reporter che era stato sul posto per tre settimane:

“la vera difficoltà, per la BP e la Guardia Costiera, è stata trovarlo quel petrolio”

Dopo il salto vediamo in che senso…

E questo, prosegue Mac, prima di un articolo del Washington Post uscito nel weekend scorso, in cui si spiegava che – riguarda però all’uragano Katrina – tutto era ormai a posto, e che era difficile per un turista trovare tracce della distruzione causata dall’uragano.

E’ vero che per New Orleans sono cambiate molte cose dal 2005 ad oggi. La popolazione è cresciuta fino ad arrivare a 336mila abitanti, una crescita di 50mila unità rispetto al 2007. Da un punto di vista più puramente d’immagine, Brad Pitt – sì, l’attore – ha costruito alcune meravigliose nuove abitazioni nel 9th Ward (New Orleans è suddivisa in un totale di 17 wards, a loro volta suddisivi in distretti di dimensioni ancora ridotte, ndr) si è fatto molto per quanto riguarda il sistema scolastico, ma ne riparleremo meglio dopo.

E ancora: il 67% degli abitanti spiega che sono riusciti a ricostruire i danni causati da Katrina. Malgrado ancora in molti siano quindi costretti a vivere in condizioni disagiate, c’è una crescita dell’8% rispetto a due anni fa. Ma c’è un ma grosso come una casa, continua Mac Maclelland…

Un paio di settimane fa Mac porta una sua amica a New Orleans. Spiega che si tratta di un’amica molto informata, che si ingozza di news, il genere di persona adatta per ottenere una cartina tornasole di quanto propagato dai media mainstream e di quanto si riesca a capire una volta che si entra in contatto con la realtà.

Bé, Mac spiega che l’amica non poteva credere alla distruzione trovata. “E’ da irresponsabili dire tutte quelle storie sulle case ricostruite, senza parlare anche degli innumerevoli quartieri semi disabitati, delle case parzialmente abbattute, o che le case edificate da Brad Pitt sono appena cinquanta in un’area che ne ha viste abbattere 4mila. Un’area che spesso i residenti paragonano a Hiroshima, per le strade sconnesse, la totale mancanza di illuminazione notturna e il senso di vuoto che trasmettono”.

E ancora, Mac ci offre una prospettiva diversi sui successi del sistema educativo: se nell’educazione primaria e secondaria ci sono stati effettivamente dei successi, i veri disastri li abbiamo visti nei college. L’Università di New Orleans si prepara a tagliare del 35% il budget, gli studenti la scorsa primavera ne celebrarono addirittura il funerale. Non avevano neanche i soldi per fare le fotocopie.

Il Delgado Community College, frequentato principalmente da minoranze e studenti di ceto basso – ha dovuto respingere alcuni candidati all’iscrizione autunnale proprio perché gli edifici scolastici in cui avrebbero dovuto fare lezione sono ancora danneggiati da Katrina.

Non sono problemi che investono solo il settore dell’istruzione: costano anche in altri termini, visto che una recente indagine sui potenziali investitori disposti a spendere qualcosa nell’area, hanno preferito non stabilirsi da quelle parti proprio per la mancanza di forza lavoro studentesca da impiegare nei classici lavoretti da college.

Fin qui, è tutta una storia di omissioni: di notizie date in pompa magna, e di altre celate ad arte, ma non poicosì difficili da scoprire, o direttamente vissute sulla propria pelle se si vive a New Orleans. E vediamo ora come è stato applicato lo stesso procedimento per quanto riguarda la BP e il disastro della Deepwater Horizon.

Per prima cosa il volume delle perdite è stato sistematicamente sottostimato. Ignorando per esempio, il greggio rimasto sott’acqua, che ha percorso centinaia di miglia, rendendo il disastro pressoché certamente più grave di quello della Exxon Valdez.

Altra omissione: spiegare, sempre in pompa magna sui media mainstream, che il cibo del golfo è sano, che lo si può mangiare senza preoccupazioni, senza precisare che le affermazioni della FDA (la Food and Drug Administration, ndr) si basano sull’ingestione settimanale di una quantità di crostacei molto minore di quelli che potreste trovare in un cocktail di gamberi e senza menzionare i test mai eseguiti su altre sostanze altamente tossiche.

Raccontare solo la parte piacevole della storia non è solo un disservizio o un’offesa a principi astratti come possono esserlo la Verità e la Giustizia. E’ un disservizio che tocca la gente, che causa danni.

“Quando il FEMA (il Federal Emergency Management Agency, ndr) e la Croce Rossa, durante l’evacuazione di New Orleans fallirono il piano di aiuti, medici generosi, estranei gentili e lacrimosi direttori di supermercato mi offrirono lenti a contatto, denaro, pantaloni, sapendo da quelli stessi media mainstream che plasmavano la verità, quanto a New Orleans fossimo fottuti”

Non è altrettanto chiaro chi aiuterà le vittime del disastro della Deepwater Horizon, che né dal Fema né dalla Croce Rossa hanno mai ricevuto alcunché. Pensate sul lungo termine: credete davvero che le cose saranno diverse rispetto a quanto accaduto con l’uragano Katrina cinque anni fa?

Lo so, non voglio esagerare e sembrare la traumatizzata moglie di un pescatore, conclude Mac, gioendo della – parzialissima – rinascita della città. Ma cita un dato interessante: il 70% degli abitanti di New Orleans pensa che l’America si sia dimenticata di loro. Accadrà lo stesso con la BP?

Via | Mother Jones

Foto | Flickr

Uragano Katrina e disastro BP: il make up di due sciagure secondo Mother Jones

Alluvioni: il disastro del Pakistan causato dalla "mafia del legname"?

August 31st, 2010

Alluvioni: il disastro del Pakistan causato dalla

Un interessante articolo dell’Herald Scotland avanza una tesi inquietante sul disastro ecologico attualmente in corso in Pakistan, paese massacrato da una stagione delle piogge eccezionalmente lunga e violenta.

Se la causa delle alluvioni, cioè la pioggia eccessiva, poteva essere prevista ma non certo evitata ben diversa sarebbe la situazione per quanto riguarda gli effetti: la deforestazione massiccia del territorio, infatti, avrebbe incrementato notevolmente il disastro.

Le abbondantissime piogge che scendono dalle montagne, infatti, se avessero incontrato lungo la via verso valle le foreste non avrebbero dato luogo agli enormi torrenti che vediamo in questi giorni grazie ai reportage televisivi. Il fango, infatti, sarebbe stato enormemente rallentato, e in buona parte trattenuto, dagli alberi a monte delle pianure abitate da milioni di pakistani.

Secondo l’articolo dell’Herald, che altro non fa che riportare notizie dei giornali e delle associazioni ambientaliste locali per anni tenute in silenzio dal regime, dietro la deforestazione massiccia ci sarebbe una vera e propria mafia del legname che vanterebbe persino appoggi politici di rilievo nel parlamento pakistano.

La situazione attuale, affermano i giornali locali, era abbondantemente prevedibile. Anzi, prevista: numerosi gli allarmi lanciati dagli ambientalisti e puntualmente ignorati dalle autorità. Una bomba ad orologeria che aspettava solo un innesco. Che è arrivato.

Via | Herald Scotland
Foto | Flickr

Alluvioni: il disastro del Pakistan causato dalla “mafia del legname”?

Paul McCartney contro la Nasa: basta esperimenti "spaziali" sulle scimmie scoiattolo

August 31st, 2010

Paul McCartney contro la Nasa: basta esperimenti Da parecchio tempo si parla di esperimenti della Nasa sulle scimmie scoiattolo finalizzati a preparare le future missioni spaziali.

E la cosa, ovviamente, non è mai piaciuta agli animalisti. Tra questi, uno più illustre degli altri ha appena preso una posizione tanto netta quanto “inglese”. Si tratta dell’ex Beatle Paul McCartney che ha scritto direttamente alla Nasa:

Credo che la Nasa abbia abbastanza ingegno per studiare gli effetti sulla salute umana dei viaggi spaziali senza effettuare esperimenti sugli animali come è stato fatto in passato

Richiesta da baronetto, e un po’ sarcastica come si conviene ad un inglese, ma assai chiara ed efficace. Gli studi in questione, in pratica, consistono nel bombardare gli animali con un quantitativo di radiazioni pari a quelle che riceverebbe un astronauta nella sua navicella spaziale in tre anni di viaggio nel cosmo.

Non ha tutti torti Paul McCartney: l’uso di animali per questi esperimenti sarà forse la soluzione più economica, ma di certo non la più ingegnosa…

Via | The Daily Mirror
Foto | Flickr

Paul McCartney contro la Nasa: basta esperimenti “spaziali” sulle scimmie scoiattolo

Confagricoltura propone il “Club Amici degli Ogm”

August 31st, 2010

ogm confagricoltura Club Amici degli Ogm

Il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni, torna a parlare di ogm e lo fa dal palcoscenico di Cortina Incontra durante dibattito, avvenuto un paio di giorni fa, con il ministro dell’Agricoltura Giancarlo Galan. L’idea di Vecchioni è sempre la stessa: bisogna favorire gli ogm. Per farlo, perchè non mettere in piedi un bel un club?

Come è stato appena costituito un club che raduna imprenditori e intellettuali favorevoli al nucleare, penso sia arrivato il momento di riunire, allo stesso modo, chi sostiene il possibile uso del biotech in agricoltura. Gli imprenditori devono poter avere gli strumenti per competere sul mercato globale e devono avere la libera possibilità di scegliere se usarli o no

Il club a cui fa riferimento Vecchioni, probabilmente, altro non è che il Forum Nucleare ribattezzato da Legambiente il “fan club del nucleare“.

Il ministro Galan, rispondendo a Vecchioni, ha affermato che le discussioni che si fanno in Italia sugli ogm fanno “sorridere”

Quando in Italia si parla di OGM free c’è da sorridere. Oltre l’80% della soia che alimenta il nostro bestiame viene dall’estero, ed è biotech. Carne, latte e formaggi vengono per la stragrande maggioranza da animali nutriti con mangimi OGM. D’altronde nulla è cambiato di più nei secoli dei prodotti agricoli, sono sempre stati una fucina di innovazione e sperimentazione. Quindi sperimentiamo e vedremo chi ha ragione e chi ha torto. La ricerca deve essere fatta dall’università perché è un patrimonio che deve rimanere del Paese e non rischiare di venire vanificato, come è successo per il nucleare, da una costante fuga di cervelli. Con una mentalità di chiusura non si può che arretrare, ma purtroppo continua a valere la massima di Voltaire per cui l’intelligenza è spesso minoranza

Prepariamoci, quindi, alla nascita dell’ennesimo fan club, questa volta pro ogm. Per quanto riguarda le posizioni che “fanno sorridere”, ora si spiega per quale motivo il ministro Galan non ha battuto ciglio in occasione della prima semina illegale di ogm in Italia: era impegnato a ridere.

Poi, quando gli attivisti di Ya Basta hanno distrutto il campo ha smesso di ridere e si è persino offeso, definendo l’episodio “un’azione di stampo squadristico”. Dell’altra squadra, ovviamente, quella che non ride…

Via | Confagricoltura
Foto | Flickr

Confagricoltura propone il “Club Amici degli Ogm”

Polemiche tra ambientalisti e APP su certificazioni e rapporti

August 26th, 2010

L’Asian Pulp & Paper, facente capo al Sinar Mas Group e conosciuta come APP è stata nei mesi scorsi protagonista di una serie di polemiche che l’hanno vista contrapposta a varia associazioni ambientaliste. Il nodo centrale della questione è il tipo di legname utilizzato per la produzione di carta: si tratta di alberi derivati da coltivazioni oppure provenienti dalle foreste pluviali?

La questione è interessante se si osservano i dati di produzione. 2 milioni di tonnellate di pasta di legname e 5 milioni di tonnellate di carta e materiali per imballaggio all’anno. Negli ultimi anni l’AAP ha iniziato un’intensa attività di PR, mirata a mostrare il modo in cui opera e difendersi dall’accusa di contrabbando di legname in Cambogia e Indonesia.

Nelle ultime settimane il botta e risposta tra APP e le associazioni ambientaliste si è fatto più intenso. In particolare, Greenpeace ha più volte citato Sinamars Group nei propri articoli e nei propri video (all’inizio del post un esempio) così come APP ha risposto alle accuse di Greenpeace. Sul sito di APP, sotto “education” e ” latest news”, c’è un documento in PDF con l’ultima reazione agli ambientalisti.

La risposta non si è fatta attendere: pubblichiamo nel seguito del post il comunicato del sito Salvaforeste.it in merito alla questione APP e Sinamars Group.

Balle di cellulosa, balle di carta… Il colosso cartario Asia Pulp and Paper (APP) ha annunciato la pubblicazione di un rapporto per controbattere alle critiche di parte ambientalista. “Una mera operazione di greenwashing”, è il commento delle associazioni ambientaliste, secondo cui il documento non contiene fatti, ma maldestra propaganda.

Secondo la APP, il documento “‘Getting the Facts Down on Paper’ confuta e respinge le accuse fittizie e fuorvianti fatte da alcune ONG. La certificazione da parte della Mazars offre a noi e al pubblico con prove concrete che la APP segue rigorosamente un percorso di sostenibilità pianificata e praticata”.

“Alcune ONG” si riferisce a una lettera firmata da 40 associazioni ambientaliste europee che chiedono alle imprese di non acquistare carta dalla APP, in quanto attore dalla distruzione delle foreste pluviali dell’Indonesia.

Secondo il documento, dal 1996 ad oggi la APP avrebbe sfruttato solo foreste degradate o aree di basso valore, ma non vengono fortine definizioni certe per questi termini. La APP afferma inoltre che il carbonio netto emesso nella produzione delle propria carta è vicino allo zero dato che le piantagioni assorbono carbonio. Ma ha distrattamente dimenticato di includere le emissioni prodotte dagli ingenti volumi di legname utilizzato dalla APP per la produzione di pasta di carta, e soprattutto, le emissioni causate dal massiccio drenaggio della torba nelle piantagioni dell’impresa e dei suoi fornitori. Con una vera acrobazia contabile ha poi aggiunto il minimo sequestro di carbonio nelle piantagioni (ben inferiore alle emissioni da queste provocate) per dimostrare come la APP abbia un impatto vicino allo zero.

“Questo audit dimostra al pubblico, senza ombra di dubbio, l’assoluto impegno alla trasparenza e alla sostenibilità da parte della APP” ha dichiarato Aida Greenbury, della APP al Jakarta Post. Ma le associazioni ambientaliste fanno osservare come non ci sia molto da “certificare” nel documento della APP, dato che non fornisce informazioni o numeri sulle sue pratiche forestali dell’azienda, come ad esempio sulla conversione in piantagioni di foreste e torbiere, sulle conseguenti minacce per gli habitat della tigre e dell’orangutan, e sui conflitti con le comunità forestali. Il documento della APP si limita a negare i dati della Banca mondiale sulle emissioni indonesiani di carbonio e a presentare alcuni progetti di conservazione sponsorizzati dalla società, mentre distrugge massicciamente gli habitat forestali. Al pubblico non resta molto da vedere, se non una lettera di presentazione su una ‘Relazione di garanzia’ resatta su documenti che non sono stati resi pubblici.

“Questo non è un audit è mero greenwashing – ha dichiarato Sergio Baffoni, di Terra! – La APP sta lanciando una aggressiva campagna di mercato per espandersi in Europa, e tenta di presentare il suo le proprie operazioni come sostenibili. Il fatto è che

un ampliamento dei suoi mercati porterà inevitabilmente ad un’ulteriore conversione in piantagioni delle foreste tropicali e torbiere. Per questo motivo, le associazioni di Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Spagna, Austria, Belgio, Paesi Bassi, Portogallo, Malta, Finlandia, Svezia e Svizzera hanno richiesto all’editoria di evitare la APP e adottare una politica responsabile per gli acquisti di carta”.

“[Il rapporto] non vale la carta su cui è scritto. Si dilunga su ipotesi e congetture, ma mancano i fatti – ha aggiunto Bustar di Greenpeace – La realtà è che APP continua a distruggere le foreste pluviali di Sumatra, compreso l’habitat della tigre, e aree ricche di torba e quindi di carbonio”.

Immagini satellitari documentano di ogni singolo ettaro che la APP ha distrutto in questi anni, spiega Aditya, del WWF: “La APP non può nascondersi: la devastazione delle foreste naturali del paese è chiara e chiunque la può vedere. La APP ha distrutto oltre un milione di ettari di foreste in Indonesia, dall’apertura della cartiera di Indah Kiat a Riau, Sumatra. Quindi la APP ha presentato piani per cancellare altri 100.000 ettari di foreste naturali tra il 2009 e il 2010. Cento mila ettari di oggi e un milione di ettari di ieri non possono essere nascosti facilmente. Queste aree sono visibili chiaramente nelle immagini satellitari, così come le foreste che c’erano prima della conversione in piantagioni”.

Le richieste di nuove concessioni, e le immagini satellitari dimostrano che la APP ha preso di mira aree ricche di biodiversità, tra cui habitat di specie minacciate come la tigre di Sumatra, l’elefante e l’orango, senza parlare dell’occupazione di terre delle comunità indigene. Dopo aver distrutto un milione di ettari di foreste, ora APP vanta di aver risparmiato 15.025 ettari di habitat della tigre nel santuario di Senepis, a Riau. Ma anche in quella zona, la maggior parte della foresta “risparmiata” era già stata posta sotto protezione dal governo.

In realtà, anche lo stesso ente di certificazione, Mazars, ha preso le distanze dalla propria ‘relazione’ per la APP. La lettera di accompagnamento spiega che il “Consiglio di Amministrazione delle imprese [Sinar Mas / APP] sono responsabili sia per l’oggetto e criteri di valutazione. Del resto il documento non confuta nessuno dei rapporti pubblicati dalle associazioni ambientaliste in questi anni. E non c’è molto da “certificare” nel documento della APP, dato che non fornisce informazioni o numeri sulle sue pratiche forestali dell’azienda, come ad esempio sulla conversione in piantagioni di foreste e torbiere, sulle conseguenti minacce per gli habitat della tigre e dell’orangutan, e sui conflitti con le comunità forestali. Il documento della APP si limita a negare i dati della Banca mondiale sulle emissioni indonesiani di carbonio e a presentare alcuni progetti di conservazione sponsorizzati dalla società, mentre distrugge massicciamente gli habitat forestali.

Un simile documento “certificato è stato prodotto da Sinar Mas, società madre APP, a dimostrare la sua sostenibilità. Il documento è stato smentisce facilmente da Greenpeace con alcune testimonianze fotografiche.

Polemiche tra ambientalisti e APP su certificazioni e rapporti

Centrali nuclari russe: Kalinin

August 25th, 2010

Centrale Nucleare Kalinin

Pensando alle centrali nucleari in Russia, è fin troppo facile pensare a Chernobyl. Secondo Wikipedia, nel Maggio di quest’anno erano presenti in Russia 11 centrali elettronucleari in funzione che dispongono complessivamente di 32 reattori operativi, 9 in costruzione e 4 dismessi. Nel 2009 il nucleare ha prodotto il 17,82% dell’energia elettrica. English Russia ha pubblicato le immagini di una visita particolare, ovvero quello fatta alla
Centrale Nucleare Kalinin.

La centrale nucleare Kalinin, forse battezzata così in onore di Michail Kalinin, si trova a Udomlya, più o meno a metà strada tra Mosca e San Pietroburgo. Proprio di recente Putin si era espresso in favore dei finanziamenti per il suo l’ampliamento. Kalinin è di proprietà statale tramite Enerogatom e Atomenergoprom; nel 2005 la centrale ha fornito 17,3 TWh alla rete elettrica russa.

Sappiamo che il 23 Luglio scorso, un incendio ha provocato lo spegnimento di un reattore. Dopo averlo rimesso in sicurezza, l’impianto è stato riattivato. Un ulteriore problema ad una pompa ha causato lo spegnimento di un secondo reattore il 19 Agosto, riattivato poi il 21. Non solo, Kalinin farebbe parte di quelle 26 centrali messe a rischio chiusura dal caldo torrido.

Sebbene non indicative per capire lo stato di “salute” della centrale, le immagini sono interessanti per avere una vaga idea di come possa essere una centrale atomica russa. La vista con la centrale sullo sfondo è stata effettuata dall’hotel Svetlitsa. Nelle altre immagini gli interni degli uffici più le sale didattiche/museo dotate di modellini vari per spiegare il funzionamento. Da notare quello che paragona la superiorità dell’energia atomica rispetto agli altri sistemi di produzione. Nelle ulteriori fotografie i sistemi di sicurezza ed i rifugi per lo staff, oltre alla sala di controllo e ai vari impianti.

Centrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare Kalinin

Centrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare Kalinin

Centrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare KalininCentrale Nucleare Kalinin

Centrali nuclari russe: Kalinin

Mary Bale è la donna che ha gettato Lola nel cassonetto

August 25th, 2010

Mary BaleSi chiama Mary Bale, ha 50 anni, ed è la donna che ha gettato la gatta Lola nel cassonetto dei rifiuti a Coventry.

Sono bastate meno di 24 ore per risolvere il caso della misteriosa donna di cui ci eravamo occupati ieri. Le prime notizie sono trapelate dal Sun, che già nel pomeriggio di ieri pubblicava nome e cognome della donna. Facile allora risalire alla sua abitazione tanto, che si è sparsa la voce che la Polizia avesse deciso di mettere sotto protezione la Bale, viste le minacce recapitategli in brevissimo tempo. Notizia poi smentita da SWNS.

Emerge qualche particolare in più sul gatto. Lola è rimasta nel cassonetto per ben 15 ore, prima che il suo padrone Darryl Mann la ritrovasse stremata. Cosa si sa invece di Mary Bale? La madre si dice stupita perchè Mary è una amante degli animali, e a quanto pare dei gatti. Il padre è ricoverato in ospedale e pare che questo abbia scaturito in lei qualcosa: da parte sua Mary dice di non sapere cosa abbia fatto.

Mentre attendiamo gli sviluppi della vicenda, la Polizia dichiara di non averla arrestata perchè non ha commesso alcun crimine. Le autorità di pubblica sicurezza avranno sicuramente ragione, ma forse è il caso che le leggi britanniche che riguardano i maltrattamenti di animali vengano aggiornate al più presto.

Mary Bale è la donna che ha gettato Lola nel cassonetto