Archive for the ‘Autori’ category

Il meglio di Blogo sbarca su iPad con Blogo Today

September 7th, 2010

iPad App Blogo TodayEsce oggi Blogo Today, l’applicazione gratuita che permette di leggere ogni giorno una selezione di notizie tratte dagli oltre 50 blog d’informazione di Blogo, il primo network italiano di blog a tema. Scaricatela qui da appStore.

Blogo Today vi propone contenuti più lunghi, per una lettura riposante, ma anche video e gallerie fotografiche da sfogliare. Suddiviso in quattro sezioni, Blogo Today si compone di attualità motoristica, di tecnologia alla portata di chiunque, di spettacolo, di arte e lifestyle. Troverete in Blogo Today il carattere degli autori di Blogo.it: la ricerca di fatti e storie non troppo viste mescolate, i fatti sempre alla base di un commento personale, la varietà di approccio e di gusti che arricchiscono il nostro menù editoriale.

Crediamo che iPad sia uno strumento con un grande futuro, capace di sorpassare gli ottimi risultati delle applicazioni iPhone di Blogo.it, offrendo allo stesso tempo una leggibilità molto superiore tipica dei nuovi computer da salotto in formato tablet. Buona lettura! Linkateci e likateci, commentateci, fateci salire in cima alla classifica di iTunes!

Il meglio di Blogo sbarca su iPad con Blogo Today

Il governatore siciliano stringe sul petrolio off shore: "Ci danno due lire"

September 5th, 2010

Trivellazioni off shore? Not in my backyard. A meno che non paghino bene… In buona sintesi è quello che pensa la Regione Sicilia che, dopo aver cavalcato il panico da marea nera, torna ad occuparsi della questione con un occhio, ma forse anche due, al portafogli.

Sul blog di Raffaele Lombardo, vulcanico governatore siciliano, è stato pubblicato un video di circa cinque minuti in cui il successore di Cuffaro tratta due argomenti spinosissimi: il primo è quello della grande distribuzione organizzata dell’agroalimentare, che in questo post ci interessa poco, il secondo (dal minuto 2:40 circa in poi) è proprio quello delle trivellazioni di petrolio. Ecco una sintesi di cosa pensa Lombardo sull’argomento:

Abbiamo detto basta anche alle trivellazioni nei nostri mari. Un tema nel quale occorre cura, attenzione e un rigore estremo. Ci sono grandi gruppi che richiedono le autorizzazioni, certo, hanno referenti, dipendenti, uomini politici ben disposti ad ascoltarli. Ma vengono a prendere il petrolio da noi, e cosa ci danno? Due lire. Lo raffinano e a noi la benzina costa più cara che non nella Valle d’Aosta, dove costa la metà, ma anche nel Lazio o quant’altro. E noi per quattro posti di lavoro dobbiamo inghiottire veleno?

A parte la questione delle due lire, che eticamente è anche molto discutibile, il governatore dimentica come al solito di precisare che per le perforazioni off shore il parere della Regione conta come il due di coppe quando regna bastoni. Come dimentica di dire che le royalties sono due soldi sì, ma la Regione se le intasca lo stesso…

Un ragionamento che fa il paio con quello di Nello Dipasquale, sindaco della città di Ragusa, capoluogo di una provincia che include anche Pozzallo, al largo della quale si trova la piattaforma petrolifera più grande del Mediterraneo:

Da sindaco non ne ho le competenze, ma se fossi chiamato a dare delle autorizzazioni per nuove piattaforme petrolifere in mare, anche alla luce di quanto accaduto nel Golfo del Messico, sarei portato a guardare con 1000 occhi ogni singolo aspetto prima di decidere

Dichiarazione rilasciata, in diretta, addirittura a Sky durante la trasmissione Unità di Crisi dedicata alla marea nera e all’emergenza clima. Trasmissione condotta dal direttore di Sky Tg24 Emilio Carelli che ha chiamato Dipasquale in qualità di “fautore delle trivellazioni in mare”. Ma, ed è qui che Dipasquale e Lombardo fanno merendina insieme, il sindaco ha replicato:

Le avranno dato informazioni sbagliate. Non sono mai stato fautore delle trivellazioni a mare. Anzi in mare tutto va affrontato con grande oculatezza perché anche semplici distrazioni possono diventare catastrofi immense. Ovviamente tutto ciò cambia quando discutiamo di estrazioni a terra. Da 60 anni a questa parte sul nostro territorio avvengono perforazioni petrolifere a terra. Non hanno creato danni, anzi il nostro è un territorio che è cresciuto, la nostra città è divenuta patrimonio dell’Umanità grazie all’Unesco. E’ necessario, piuttosto, pensare alle eventuali ricadute economiche sul territorio, non è possibile pensare che imprese e cittadini non ricevano nulla da queste estrazioni

Decisamente strano l’ambientalismo di alcuni amministratori.

Via | Raffaele Lombardo Blog, Giornale di Ragusa
Video | YouTube

Il governatore siciliano stringe sul petrolio off shore: “Ci danno due lire”

Piattaforma petrolifera esplosa: crescono le critiche ma non ci sarebbe una nuova marea nera

September 3rd, 2010

Come già accadde per la Deepwater Horizon, esplosa al largo del Golfo del Messico il 20 aprile scorso, in queste prime ore dal nuovo disastro della Vermillion le notizie sono molto confuse e frammentarie.

Secondo la stampa americana, dai primi rapporti delle autorità non ci sarebbe fuoriuscita di petrolio dalla piattaforma esplosa a 80 miglia dalle coste della Louisiana. Sempre secondo la stampa statunitense, però, la Vermillion non sarebbe dotata del cosiddetto Blow Up Preventer, la valvola il cui malfunzionamento causò la marea nera della Deepwater. Il sistema che interrompe il flusso di petrolio e gas in caso di incidente, però, avrebbe funzionato correttamente.

L’unica certezza, fino a questo momento, è che i 13 operai e tecnici che lavoravano sulla piattaforma sono tutti in salvo. E questo, rispetto agli 11 morti di aprile, è già un’ottima cosa. Per quanto riguarda l’inquinamento del mare solo nelle prossime ore si avranno le prime certezze.

Dell’azienda proprietaria, la Mariner Energy, si sa che non è nuova agli incidenti: quello di ieri è il quindo incendio a bordo di una piattaforma della Mariner dal 2006 e nel 2008 su un impianto si è verificato un’altra esplosione con conseguente incendio che, per fortuna, fu domato in poche ore.

In tutto il mondo, nel frattempo, monta la polemica contro l’industria del petrolio e, in particolare, contro le trivellazioni off shore. In Italia Legambiente torna a chiedere lo stop di tutte le autorizzazioni:

Questo nuovo incidente è l’ennesimo segnale d’allarme sui sistemi di sicurezza delle operazioni d’estrazione di petrolio off-shore, un’attività molto pericolosa praticata anche nei nostri mari che sommata all’intenso traffico di petroliere rappresenta un serio pericolo per le coste italiane. All’Italia non servono nuove trivelle ma una politica che tuteli le nostre vere risorse. Lo sfruttamento di giacimenti al largo delle nostre coste è un miraggio che non deve assolutamente accecarci

Via | Rigzone, Reuters, Legambiente
Video | YouTube

Piattaforma petrolifera esplosa: crescono le critiche ma non ci sarebbe una nuova marea nera

Brindisi-Cerano: mega fotovoltaico sui terreni inquinati dal carbone? Il patron del Palermo Calcio Zamparini pronto a sfidare Enel

August 31st, 2010

Brindisi-Cerano: mega fotovoltaico sui terreni inquinati dal carbone? Il patron del Palermo Calcio Zamparini pronto a sfidare EnelChe il patron del Palermo Calcio, Maurizio Zamparini, non tema le grandi è noto ormai a tutti, tifosi e non. Ma questa volta la sfida è veramente grossa…

Non parliamo di calcio, però, ma di energia: Zamparini sfida l’Enel. E lo fa nell’ormai famosissima “location” di Brindisi-Cerano che già ospita, oltre ad un concerto l’anno, anche una gigantesca centrale termoelettrica a carbone. Gigantesca ed inquinante, tanto è vero che è vietato coltivare i terreni intorno all’impianto ed è in corso un braccio di ferro Enel-Comune-agricoltori su tutta una serie di risarcimenti. Per finire, come se non bastasse, c’è anche un’inchiesta penale in corso.

Cosa ci fa Zamparini da quelle parti? Un mega impianto fotovoltaico a terra. Ma mega veramente: 500 MW per 1,5 miliardi di investimento su decine e decine di ettari di terreno. Buona parte dello spazio occupato, però, non dovrebbe far arrabbiare i detrattori del fotovoltaico visto che si tratta dei terreni resi non coltivabili dalle ceneri del carbone della vicina centrale termoelettrica di Enel.

Già, Enel… proprio il campione nazionale dell’energia elettrica vorrebbe fare più o meno la stessa cosa, più o meno sugli stessi terreni. Ma molto più in piccolo: 71 MW.

La grande sfida, quindi, è partita. Zamparini è relativamente avvantaggiato: ha presentato la richiesta di autorizzazione prima di Enel e, a detta del quotidiano locale Puglia Oggi, avrebbe già stipulato dei contratti di opzione su gran parte dei terreni da utilizzare. Enel, invece, ha dalla sua la forza industriale e un progetto grande sì, ma non faraonico come quello di Zamparini.

In più Enel potrebbe giocare una carta formidabile: offrire come compensazione ambientale alla costruzione del parco fotovoltaico una riduzione della produzione a carbone della vicina centrale Federico II. Ma, sempre dalle pagine di Puglia Oggi, Donato Leone, responsabile delle relazioni esterne per la macroarea del Sud Italia di Enel, ha già messo le mani avanti:

Prima di tutto, vorrei che fosse chiara una cosa. Enel Green Power non può subire vincoli o restrizioni rispetto ad altri operatori ma deve essere trattata esattamente come tutti gli altri. Detto questo, nella bozza di protocollo, comunque, esiste un paragrafo che contempla proprio questa possibilità, vale a dire la riduzione delle emissioni di CO2 ed, eventualmente, della quantità di carbone bruciato a seguito della produzione di energia da fonti alternative. Non si può, tuttavia, parlare di un vero e proprio vincolo ma di una semplice opzione da discutere con le amministrazioni locali

Via | Puglia Oggi
Foto | Flickr

Brindisi-Cerano: mega fotovoltaico sui terreni inquinati dal carbone? Il patron del Palermo Calcio Zamparini pronto a sfidare Enel

Alluvioni: il disastro del Pakistan causato dalla "mafia del legname"?

August 31st, 2010

Alluvioni: il disastro del Pakistan causato dalla

Un interessante articolo dell’Herald Scotland avanza una tesi inquietante sul disastro ecologico attualmente in corso in Pakistan, paese massacrato da una stagione delle piogge eccezionalmente lunga e violenta.

Se la causa delle alluvioni, cioè la pioggia eccessiva, poteva essere prevista ma non certo evitata ben diversa sarebbe la situazione per quanto riguarda gli effetti: la deforestazione massiccia del territorio, infatti, avrebbe incrementato notevolmente il disastro.

Le abbondantissime piogge che scendono dalle montagne, infatti, se avessero incontrato lungo la via verso valle le foreste non avrebbero dato luogo agli enormi torrenti che vediamo in questi giorni grazie ai reportage televisivi. Il fango, infatti, sarebbe stato enormemente rallentato, e in buona parte trattenuto, dagli alberi a monte delle pianure abitate da milioni di pakistani.

Secondo l’articolo dell’Herald, che altro non fa che riportare notizie dei giornali e delle associazioni ambientaliste locali per anni tenute in silenzio dal regime, dietro la deforestazione massiccia ci sarebbe una vera e propria mafia del legname che vanterebbe persino appoggi politici di rilievo nel parlamento pakistano.

La situazione attuale, affermano i giornali locali, era abbondantemente prevedibile. Anzi, prevista: numerosi gli allarmi lanciati dagli ambientalisti e puntualmente ignorati dalle autorità. Una bomba ad orologeria che aspettava solo un innesco. Che è arrivato.

Via | Herald Scotland
Foto | Flickr

Alluvioni: il disastro del Pakistan causato dalla “mafia del legname”?

Petrolio: nuove trivellazioni in Basilicata. Insorge la Ola

August 30th, 2010

Petrolio: nuove trivellazioni in Basilicata. Insorge la Ola

Nuove trivellazioni in cerca di petrolio e gas in Basilicata: l’Assessorato regionale lucano all’Ambiente, infatti,con Determina dirigenziale n.866 del 20 luglio 2010 ha autorizzato la messa in produzione del pozzo Cerro Falcone 2, nel territorio di Calvello (Pz). Un pozzo di proprietà dell’Eni, all’interno del Parco Nazionale dell’ Appennino Lucano Val d’ Agri Lagonegrese e che va a far compagnia ad altri pozzi di Eni e di Shell.

Furiosa la Organizzazione Lucana Ambientalista (Ola), che ricorda come il territorio interessato dalla trivellazione ricada in una zona di elevato interesse naturalistico, già pesantemente danneggiata dalle precedenti estrazioni petrolifere:

la nostra Organizzazione ricorda, invece, l’esposto relativo al pozzo Eni Cerro Falcone 2 ricadente nel SIC Serra di Calvello, ZPS Appennino Lucano Monte Volturino, nonché Zona 1 del Parco nazionale Appennino Lucano, in cui si denunciava agli uffici competenti del Ministero dell’Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare la persistenza del relativo pozzo in spregio alle normative nazionali e comunitarie in materia di “habitat”. La OLA ricorda come il pozzo autorizzato di recente si trovi a poco più di cento metri dalla sorgente acqua dell’Abete, oggetto di due sequestri per inquinamento petrolifero da parte dell’autorità giudiziaria

La Ola, evidentemente, non viene ascoltata se è vero, come afferma, che persino l’Europa non ha gradito le trivellazioni a due passi, se non addirittura dentro, le zone protette lucane:

con nota datata al 24 febbraio 2009 e a firma dell’ex Direttore generale del Ministero dell’Ambiente Div. VII, dott. Aldo Cosentino, inviata agli uffici competenti della Regione Basilicata e al Commissario straordinario dell’Ente Parco nazionale Appennino Lucano, ing. Domenico Totaro, e p.c. alla nostra Organizzazione, il dott. Cosentino scriveva: “..si ricorda che l’attività di ricerca e di estrazione di petrolio nel territorio della Val d’Agri è già stata a suo tempo oggetto di interesse da parte della Commissione Europea, con Reclamo n.2000/5037, per inosservanza della Direttiva 92/43/CEE “Habitat”, art. 6 in materia di Valutazione d’Incidenza. L’archiviazione del caso fu determinata dalla decisione di spostare le attività di trivellazione all’esterno del SIC Serra di Calvello”

Ora, però, le trivelle tornano dentro i Siti di Interesse Comunitario. Vedremo se, anche questa volta, l’Italia si beccherà un altro richiamo dalla Unione Europea

Via | Ola
Foto | Flickr

Petrolio: nuove trivellazioni in Basilicata. Insorge la Ola

Fotovoltaico: entra in vigore il Conto Energia 2011-2013

August 27th, 2010

Fotovoltaico: entra in vigore il Conto Energia 2011-2013

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale entra in vigore il nuovo Conto Energia per la remunerazione dell’energia prodotta dai pannelli fotovoltaici. Come già noto da tempo c’è una diminuzione della tariffa pagata dal Gse e numerose altre novità.

Adesso l’Autorità per l’Energia, entro 60 giorni, dovrà stabilire le modalità tecniche per l’erogazione delle nuove tariffe che verranno “caricate” sulla famosa componente A3 della bolletta elettrica.

La cosa buona della nuova norma è la semplificazione: scompare la vecchia definizione di pannelli solari “integrati, parzialmente integrati e non integrati” in favore di quella, assai più intuitiva, pannelli “sugli edifici”. La distinzione principale, quindi, è tra i fotovoltaico a terra e sui tetti.

Resta, ma cambia, una sola forma di “integrazione” rientrante nella definizione di “impianto fotovoltaico integrato con caratteristiche innovative”. Così lo definisce il nuovo Conto energia:

è l’impianto fotovoltaico che utilizza moduli e componenti speciali, sviluppati specificatamente per sostituire elementi architettonici

Una definizione onestamente non molto precisa, dovuta probabilmente al fatto che la legge tenta di andare dietro alle nuove tecnologie sviluppate dall’industria nel periodo del precedente Conto Energia, durante il quale tutti cercavano tutte le vie possibili per far passare per integrato l’impianto. L’interpretazione corretta, a questo punto, di impianto integrato dovrebbe corrispondere ad un impianto in cui si sostituisce la copertura del tetto. Un esempio per tutti: le tegole fotovoltaiche.

Il documento integrale è consultabile sul sito della Gazzetta Ufficiale.

Via | Gazzetta Ufficiale
Foto | Flickr

Fotovoltaico: entra in vigore il Conto Energia 2011-2013

Mary Bale è la donna che ha gettato Lola nel cassonetto

August 25th, 2010

Mary BaleSi chiama Mary Bale, ha 50 anni, ed è la donna che ha gettato la gatta Lola nel cassonetto dei rifiuti a Coventry.

Sono bastate meno di 24 ore per risolvere il caso della misteriosa donna di cui ci eravamo occupati ieri. Le prime notizie sono trapelate dal Sun, che già nel pomeriggio di ieri pubblicava nome e cognome della donna. Facile allora risalire alla sua abitazione tanto, che si è sparsa la voce che la Polizia avesse deciso di mettere sotto protezione la Bale, viste le minacce recapitategli in brevissimo tempo. Notizia poi smentita da SWNS.

Emerge qualche particolare in più sul gatto. Lola è rimasta nel cassonetto per ben 15 ore, prima che il suo padrone Darryl Mann la ritrovasse stremata. Cosa si sa invece di Mary Bale? La madre si dice stupita perchè Mary è una amante degli animali, e a quanto pare dei gatti. Il padre è ricoverato in ospedale e pare che questo abbia scaturito in lei qualcosa: da parte sua Mary dice di non sapere cosa abbia fatto.

Mentre attendiamo gli sviluppi della vicenda, la Polizia dichiara di non averla arrestata perchè non ha commesso alcun crimine. Le autorità di pubblica sicurezza avranno sicuramente ragione, ma forse è il caso che le leggi britanniche che riguardano i maltrattamenti di animali vengano aggiornate al più presto.

Mary Bale è la donna che ha gettato Lola nel cassonetto

Fotovoltaico: in Umbria in arrivo impianti a terra per un miliardo di euro?

August 17th, 2010

Fotovoltaico: in Umbria in arrivo impianti a terra per un miliardo di euro?

L’assessore regionale all’Ambiente dell’Umbria, Silvano Rometti, sembra decisamente soddisfatto quando sfoglia i dati delle richieste di autorizzazione per gli impianti fotovoltaici fatte dai privati alla sua amministrazione regionale.

E sono bei dati se consideriamo che, per i soli impianti il cui iter autorizzativo coinvolge la Regione (cioè senza quelli sotto il MW di potenza) i privati vorrebbero investire in Umbria circa un miliardo di euro. Rometti, però, cade nel tranello di vedere questo miliardo come un miliardo “umbro”:

Le imprese umbre dimostrano di credere nella scommessa di un nuovo modello di sviluppo basato sulla ‘green economy’ che rappresenta l’asse strategico del programma di legislatura, come espresso dalla presidente della Regione Catiuscia Marini. Una ‘economia verde’ che significa innovazione, ricerca, qualità, sostenibilità ambientale che abbiamo già concretamente iniziato a promuovere e sostenere, per quanto riguarda la produzione di energia da fonti rinnovabili, con la definizione di nuovi criteri per la realizzazione degli impianti fotovoltaici nel rispetto della tutela ambientale cui seguiranno, a settembre, gli indirizzi per gli impianti di produzione di biogas da biomasse agricole

Ovviamente non sono tutte umbre le aziende che vorrebbero costruire gli impianti in Umbria: anzi, nella maggior parte dei casi si tratterà di aziende con sede legale nella regione e capitale reale straniero. Probabilmente grandi fondi di investimento. Il dato, però, è significativo e mostra come l’invasione, più o meno pacifica, del fotovoltaico stia lentamente salendo sud a nord.

Il vero problema, però, è un altro: quanti euro, di quel miliardo, diventeranno realmente pannelli solari? Dipende: prima di tutto dalla macchina regionale. In altre zone d’Italia per fare un impianto ci vogliono anche quattro anni di iter burocratico. Poi in pochi mesi è allacciato in rete e produce energia rinnovabile per il bene dell’ambiente.

Rometti, da questo punto di vista, promette di lavorare sodo e di far lavorare i suoi tecnici:

Come Regione siamo impegnati anche a semplificare le procedure di autorizzazione degli impianti. Un atto che approveremo dopo che entreranno in vigore le linee guida nazionali che recepiscono le disposizioni comunitarie in materia di impianti alimentati da fonti rinnovabili, e con il quale intendiamo favorire ulteriormente la crescita e gli investimenti delle imprese per lo sviluppo dell’energia pulita, incoraggiati anche dalla proroga degli incentivi statali del ‘Conto Energia’

Il secondo problema potrebbe venire, invece, dai cittadini: in altre zone d’Italia, soprattutto in Puglia, si è ormai sviluppato un compatto fronte del no al fotovoltaico a terra guidato dalla convinzione che i pannelli fotovoltaici siano più o meno il demonio perchè devastano il paesaggio e desertificano il terreno.

Due affermazioni tutte da verificare e molto relative, che vanno in ogni caso contestualizzate: in alcune zone potrebbero anche essere vere e giuste, spesso sono un preconcetto utile ai detrattori delle rinnovabili. Rometti, per sì e per no, mette le mani avanti:

Numerose sono le imprese che hanno presentato la richiesta di autorizzazione dopo l’approvazione da parte della Giunta regionale dei nuovi indirizzi per minimizzare l’impatto paesaggistico degli impianti, con cui abbiamo introdotto significative novità per le aree agricole. Una opportunità di sviluppo che gli stessi imprenditori agricoli stanno dimostrando di apprezzare e cogliere

Solo il tempo dirà se l’auspicio dell’assessore, e di molti ambientalisti ma non tutti, si trasformerà in energia elettrica da fonte rinnovabile. Intanto cominciamo con la burocrazia…

Via | Regione Umbria
Foto | Flickr

Fotovoltaico: in Umbria in arrivo impianti a terra per un miliardo di euro?

Mais ogm distrutto dai no global, Coldiretti attacca: le istituzioni dovevano agire tempestivamente

August 10th, 2010

Mais ogm distrutto dai no global, Coldiretti attacca: le istituzioni dovevano agire tempestivamente

Coldiretti prende atto della distruzione del campo di mais Ogm di Vivaro, in provincia di Pordenone, distrutto dagli attivisti di Ya Basta e ribadisce che a distruggerlo non dovevano essere dei semplici cittadini, bensì le autorità competenti.

L’associazione professionale dei produttori agricoli, infatti, ammette l’illegalità del gesto dei no global ma afferma che la semina stessa del mais geneticamente modificato era, di per sé, illegale:

E’ chiaro che l’illegalità va condannata sempre anche quando come in questo caso, viene attuata per porre fine ad altra illegalità ma bisogna anche prendere atto che non c’’è stata da parte delle Istituzioni la stessa tempestività avuta nel condannare il gesto dei no global, anche nel contrastare l’illegalità originaria lasciando libere le piante di crescere con il rischio che la maturazione del mais e la conseguente disseminazione di polline possa provocare una contaminazione che avrebbe un impatto devastante sull’ambiente, sulla fauna selvatica, su altri ambiti agricoli e che non potrebbe essere limitato ai confini amministrativi dei comuni o della regione coinvolta, come ha fatto notare la task force di 27 organizzazioni per una Italia libera da Ogm.

Il riferimento, chiarissimo, di Coldiretti è alle posizioni prese dal ministro dell’Agricoltura Giancarlo Galan e dal governatore della Regione Veneto Luca Zaia.

Il primo si era affrettato a condannare la distruzione del campo, definendola una “azione squadristica” e invitando le forze dell’ordine ad identificare, e punire, i responsabili. Il secondo, invece, senza condannare i manifestanti aveva parlato di “legalità ripristinata”.

Via | Iris
Foto | Flickr

Mais ogm distrutto dai no global, Coldiretti attacca: le istituzioni dovevano agire tempestivamente