Posts Tagged ‘carburanti’

Piattaforma petrolifera esplosa: crescono le critiche ma non ci sarebbe una nuova marea nera

September 3rd, 2010

Come già accadde per la Deepwater Horizon, esplosa al largo del Golfo del Messico il 20 aprile scorso, in queste prime ore dal nuovo disastro della Vermillion le notizie sono molto confuse e frammentarie.

Secondo la stampa americana, dai primi rapporti delle autorità non ci sarebbe fuoriuscita di petrolio dalla piattaforma esplosa a 80 miglia dalle coste della Louisiana. Sempre secondo la stampa statunitense, però, la Vermillion non sarebbe dotata del cosiddetto Blow Up Preventer, la valvola il cui malfunzionamento causò la marea nera della Deepwater. Il sistema che interrompe il flusso di petrolio e gas in caso di incidente, però, avrebbe funzionato correttamente.

L’unica certezza, fino a questo momento, è che i 13 operai e tecnici che lavoravano sulla piattaforma sono tutti in salvo. E questo, rispetto agli 11 morti di aprile, è già un’ottima cosa. Per quanto riguarda l’inquinamento del mare solo nelle prossime ore si avranno le prime certezze.

Dell’azienda proprietaria, la Mariner Energy, si sa che non è nuova agli incidenti: quello di ieri è il quindo incendio a bordo di una piattaforma della Mariner dal 2006 e nel 2008 su un impianto si è verificato un’altra esplosione con conseguente incendio che, per fortuna, fu domato in poche ore.

In tutto il mondo, nel frattempo, monta la polemica contro l’industria del petrolio e, in particolare, contro le trivellazioni off shore. In Italia Legambiente torna a chiedere lo stop di tutte le autorizzazioni:

Questo nuovo incidente è l’ennesimo segnale d’allarme sui sistemi di sicurezza delle operazioni d’estrazione di petrolio off-shore, un’attività molto pericolosa praticata anche nei nostri mari che sommata all’intenso traffico di petroliere rappresenta un serio pericolo per le coste italiane. All’Italia non servono nuove trivelle ma una politica che tuteli le nostre vere risorse. Lo sfruttamento di giacimenti al largo delle nostre coste è un miraggio che non deve assolutamente accecarci

Via | Rigzone, Reuters, Legambiente
Video | YouTube

Piattaforma petrolifera esplosa: crescono le critiche ma non ci sarebbe una nuova marea nera

Golfo del Messico: esplode un’altra piattaforma petrolifera

September 2nd, 2010

Golfo del Messico: esplode un'altra piattaforma petrolifera

Una nuova Deepwater Horizon? Di nuovo marea nera? Ancora oil spill? Sembra incredibile, ma a quattro mesi dal disastro, e a poche settimane dall’operazione Static Kill, è successo di nuovo.

Sempre nel Golfo del Messico, sempre di fronte le coste della Louisiana, sempre una piattaforma petrolifera.

La Vermilion 398, della compagnia petrolifera Mariner Energy, è esplosa a 80 miglia dalle coste della Louisiana alle 9:00 circa (ora locale) con 13 persone a bordo, per fortuna tutte salve secondo le prime notizie disponibili.

Ancora nessuna notizia sull’inquinamento e sulla quantità di petrolio che si è versata in mare. Ma l’incubo è tornato.

Via | Cnn
Foto | Flickr

Golfo del Messico: esplode un’altra piattaforma petrolifera

Ogni inglese spreca 2000 sterline di carburante pur di non chiedere informazioni sulla strada

August 31st, 2010

Ogni inglese spreca 2000 sterline di carburante pur di non chiedere informazioni sulla stradaSheilas’ Wheels è un’agenzia di assicurazioni inglese che resterà nella storia per due motivi: il sito web rosa shocking in stile rockabilly e le curiose, ma estremamente interessanti, ricerche che commissiona.

L’ultima di queste ricerche ha a che fare con il consumo di carburante degli inglesi e mostra come i sudditi della regina abbiano la tendenza a sbagliare strada. E a non chiedere indicazioni per ritrovarla. E sta proprio qui il cuore della ricerca visto che l’agenzia stima che, nell’intero arco della sua vita, ogni cittadino del Regno Unito sprechi circa duemila euro di carburante proprio perchè, una volta persa la retta via, non si ferma a chiedere informazioni.

Questa spiacevole abitudine porta ad uno “spreco medio” di 276 miglia l’anno nel caso degli uomini e di 256 miglia nel caso delle donne. Con conseguente consumo ingiustificato di un fiume di benzina o gasolio.

Ma la cosa più divertente, sempre secondo lo studio commissionato da questa coloratissima agenzia di assicurazione dichiaratamente dedicata alle donne, è che mentre il 41% degli uomini è convintissimo di sapere dove sta andando anche quando si è totalmente perso quando si passa al gentil sesso la percentuale scende al 26%.

Dallo studio, noi che il carburante cerchiamo di risparmiarlo, intuiamo che gli inglesi dovrebbero avere un po’ più di umiltà al volante. O dovrebbero farsi un bel navigatore satellitare…

Via | Sheilas Wheels
Foto | Flickr

Ogni inglese spreca 2000 sterline di carburante pur di non chiedere informazioni sulla strada

Static Kill: la fine del Macondo?

August 4th, 2010

Static Kill: la fine del Macondo?

E quindi uscimmo a riveder le stelle? Forse sì: l’ormai screditatissima Bp (che recentemente ha persino taroccato le immagini della sua centrale operativa, dopo aver offerto soldi agli scienziati per il proprio silenzio) afferma che l’operazione “Top Kill”, cioè un’immensa colata di cemento dentro il bucone del pozzo Macondo che da aprile avvelena il Golfo del Messico sputando petrolio, sta funzionando.

Se, e ribadisco se, ciò che dice Bp è vero, allora mai colata di cemento fu così gradita a chi si occupa di ambiente. Come si fa a sapere se ciò che dice Bp è credibile, dopo tutte le bufale e semi-bufale di questi mesi?

Difficile dirlo: l’azienda ha gli occhi della stampa di mezzo mondo, ma è agosto. E, si sa, ad agosto le redazioni di mezzo mondo sono in ferie e a ranghi ridotti…

Via | Bp
Foto | Flickr

Static Kill: la fine del Macondo?

Il Ministro Prestigiacomo chiede la moratoria per le trivellazioni off shore della Bp in Libia

August 4th, 2010

Stefania Prestigiacomo chiede la moratoria alle trivellazioni off shore in Libia Mentre il Ministro Stefania Prestigiacomo, lo ricordo al dicastero dell’Ambiente, chiede con forza che si proceda con la costruzione delle centrali nucleari in Italia, si dice però preoccupata dalle trivellazioni off shore di Bp in Libia.

Ohibò e perché lo sarebbe? La Libia affaccia nel Mar Mediterraneo e dunque un incidente simile a quello accorso nel Golfo del Messico potrebbe distruggere il nostro mare poiché chiuso e non aperto come l’Oceano.

Condivide il Ministro Prestigiacomo le preoccupazioni per un Mediterraneo probabilmente inquinato da un probabile incidente della Bp con il Senatore Antonio D’Alì, presidente della Commissione Ambiente e con Franco Frattini Ministro degli Esteri. Di certo, in quanto a inquinamento la Sicilia che affaccia al di qua della Libia può dirsi soddisfatta: il triangolo dei veleni Priolo, Augusta, Melisi soddisfa parecchi requisiti di invivibilità. Eppoi noi in Italia abbiamo proprio a Pozzallo la piattaforma di estrazione Vega di Edison che è sicura e non crea problemi.

Riferisce Marsala.it:

D’Alì ha anche rilevato che un eventuale incidente potrebbe tramutarsi in un “disastro irreversibile per tutti i paesi del Mediterraneo” che è un mare chiuso e già pesantemente inquinato dall’azione antropica. Il presidente D’Alì ha salutato con soddisfazione l’intervento del ministro Prestigiacomo perché “conferma la presa di coscienza del governo italiano dopo gli allarmi da me lanciati in Parlamento e ripresi anche dalla stampa internazionale. Confidiamo ora, dopo gli interventi sia del ministro Frattini, sia del ministro Prestigiacomo, che le azioni auspicate dalla commissione Ambiente del Senato possano trovare attuazione”. D’Alì si riferisce alle recenti mozioni approvate in Senato che di fatto costituiscono delle vere e proprie moratorie alle trivellazioni nelle acque italiane ma ribadisce anche che “il comune obiettivo deve esser bloccare le autorizzazioni alle trivellazioni in qualunque parte del Mediterraneo” a cominciare da quelle “pregresse italiane per le quali ci attendiamo coerentemente dal governo nei prossimi giorni una dichiarazione di immediata moratoria e una successiva revoca. Infatti perdurano alcune operazioni di ricerca nelle acque del Canale di Sicilia e segnatamente nelle vicinanze dell’isola di Pantelleria che stanno destando ’sospetti’ e allarme nelle popolazioni interessati e in tutta la Sicilia”.

Foto |Piazzagrande

Il Ministro Prestigiacomo chiede la moratoria per le trivellazioni off shore della Bp in Libia

Eco Tuning? Come trasformare una vecchia VW Jetta Tdi in una sportivetta (forse) ecologica

July 30th, 2010

Il co-fondatore del Factory Five Racing team, Mark Smith, si è dato ad una sfida a dir poco bizzarra: trasformare una vecchia VW Jetta Tdi in una coupè due sportelli da 140 miglia orarie. Il tutto con una percorrenza di 60 miglia a gallone.

Chiariamo subito: non sono numeri da favola, parliamo di un consumo tra i 25 e i trenta chilometri a litro, ma il progetto è interessante anche se è ben farcito di greenwashing.

I lavori da effettuare sulla vecchia Jetta, infatti, consistono principalmente nella riduzione del peso (800 libbre in totale), nello spostamento del motore dall’asse anteriore a quello posteriore (per equilibrare i pesi) e nel riciclare buona parte della lamiera asportata dall’auto originale.

Il risultato è un’auto che corre di più, pesa e consuma di meno. Ecologica è una parola grossa che probabilmente non si addice a questo progetto ma la riduzione del peso e il riutilizzo dei materiali sono comunque una strategia apprezzabile per ridurre i consumi. E poi è bella…

Via | Green Auto Blog

Eco Tuning? Come trasformare una vecchia VW Jetta Tdi in una sportivetta (forse) ecologica

Marea nera nel Mar rosso: insabbiata causa business?

July 28th, 2010

OggiScienza ha pubblicato un inchiesta sull’incidente avvenuto agli inizi di luglio a Hurghada una delle mete turistiche più rinomate del Mar Rosso. La notizia è stata, probabilmente insabbiata, così come ipotizza Al Jazeera nel suo servizio (in alto il video). E ancora oggi si fanno ipotesi su cosa sia accaduto realmente, da dove sia fuoriuscito il petrolio e quale sia l’entità dei danni ambientali.

Scrive ScienzaOggi:

una chiazza di greggio ha stretto con il suo abbraccio viscido 50 km di costa da El-Gouna, a nord di Hurghada, giù fino a Sahl Hasheesh. In questo caso, a differenza di quello che sta accadendo nel golfo del Messico che è sotto l’occhio vigile di tutto l’Occidente, è difficile stabilire con precisione cosa sia successo e quando.

Ed andiamo di ipotesi: probabilmente l’incidente si è verificato il 16 giugno, non si conosce a chi appartenga la piattaforma; se si tratti di una piattaforma; non si conosce l’impatto ambientale di tale incidente.

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La trappola della jatropa: Europa e Brasile alla conquista del Mozambico

July 22nd, 2010

Coltivazioni di jatropha in mozambico

La trappola della Jatropha è un dossier preparato da Friends of The Earth a proposito dei recenti accordi Brasile-Europa per la coltivazione di Jatropha da destinare alla produzione di biodiesel. L’Europa però dichiara di voler produrre biodiesel nei limiti della sostenibilità.

La cooperazione tra Brasile e Europa prevede che lo sviluppo della coltivazione della jatropha avvenga in Mozambico. Secondo Foei si tratta però ti togliere terreno agricolo e destinarlo alla produzione di biodiesel: la domanda presentata dagli investitori prevedela riconversione di 4,8 milioni di ettari di terreno, circa un settimo della terra arabile a disposizione del paese.

Spiega Anabela da Lemos di Friends Of The Hearth:

L’espansione dei biocarburanti nel nostro paese sta trasformando foreste naturali e la vegetazione spontanea in piantagioni, mentre sottrae fertili terreni agricoli all’agricoltura di sussistenza, alla produzione di cibo per le popolazioni locali, mentre si diffondono i conflitti con le comunità locali più di proprietà della terra. Vogliamo investimenti che consentano di produrre cibo per la nostra gente e non carburante per le automobili straniere .

Via | Salva le Foreste
Foto | Friends of The Earth

La trappola della jatropa: Europa e Brasile alla conquista del Mozambico

Bp ha taroccato le foto del Centro di comando anticrisi di Houston

July 21st, 2010

Bp ha taroccato le foto del Centro di comando anticrisi di Houston

Bp ha taroccato le foto del Centro di comando anticrisi di Houston

Veramente incredibile, Bp ha perso la testa: in preda al panico da marea nera, e vittima delle infinite polemiche sull’immobilismo nella gestione del disastro della Deepwater Horizon, la multinazionale inglese dell’energia ha ben pensato di taroccare la foto del centro di comando dell’ormai famigerata “response” di Houston. Avranno pensato: è meglio che diamo l’impressione che stiamo lavorando sodo.

Il grafico, però, di voglia di lavorare ne aveva veramente poca e ha fatto un lavoro pessimo: ha preso una foto del 2001, per di più brutta, raffigurante tre addetti che non fanno assolutamente nulla, ha clonato qualche monitor e ha affermato che la foto è del 16 luglio 2010, trasformando tre scanza fatiche in tre solerti addetti alla sicurezza. E, per fare il danno completo, ha scontornato malissimo le teste e le orecchie tanto che si vede a un chilometro che i monitor sono appiccicati.

Risultato: un blogger, John Aravosis di Americablog.com, ha scoperto il tarocco e Bp ha fatto l’ennesima figuraccia, dovendo persino ammettere il colpo di Photoshop dopo che la notizia è stata riportata sul sito del Washington Post.

Ma c’è anche di peggio: il tarocco non è un caso isolato! Sempre Aravosis, su suggerimento di un lettore, mostra un’altra foto truffaldina: questa volta si tratta di un tavolo di lavoro durante l’operazione “Top Kill”, miseramente fallita. Anche in questo caso i volti sono scontornati con l’accetta…

Guarda la gallery con tutte le foto taroccate da Bp:



Le foto taroccate da Bp

Via | Americablog.com

Bp ha taroccato le foto del Centro di comando anticrisi di Houston

Marea nera: il disastro è made in China?

July 19th, 2010

Marea nera: il disastro è made in China?Per trovare risposte all’incredibile disastro della Deepwater Horizon, e alla conseguente marea nera, si batte la pista cinese. Secondo la stampa americana, infatti, Bp avrebbe mandato a ispezionare in Cina il famoso blow-up preventer, cioè l’ultima valvola di sicurezza anti-disastro.

Proprio la valvola che non ha funzionato, causando la terribile fuoriuscita di petrolio nel Golfo del Messico. A quanto pare, inoltre, non si tratterebbe di un episodio isolato ma di una pratica assai diffusa nel settore petrolifero. Inutile dire che i motivi sono prettamente economici: tutto in Cina costa meno, persino i controlli ingegneristici.

Se non fosse che, poi, il detto “chi più spende meno spende” ha sempre ragione: di pochi giorni fa, infatti, la notizia che Bp sta vendendo i gioielli di famiglia per pagare i debiti causati dal disastro. Riguardo ai controlli agli impianti di sicurezza, poi, già due mesi fa l’Huffington Post mise in luce i meccanismi del tutto opachi che regolano (o meglio, “deregolano”) l’industria petrolifera americana: controllori e controllati che coincidono, con buona pace della sicurezza.

Via | Guardian
Foto | Flickr

Marea nera: il disastro è made in China?