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Le mangrovie stanno male, anzi malissimo: i dati dei satelliti Nasa

August 19th, 2010

Le mangrovie stanno male, anzi malissimo: i dati dei satelliti Nasa

Nel mondo ci sono molte meno mangrovie di quanto si pensi. La maggior parte è in pessime condizioni e solo una percentuale minima di esse è sotto una qualche forma di tutela.

Queste notizie, tutt’altro che buone, provengono dalla Nasa e dal U.S Geological Survey che hanno fotografato dallo spazio, con una precisione fino ad oggi mai raggiunta, le foreste pluviali del pianeta e pubblicato i dati su Global Ecology and Biogeography.

Dai dati raccolti risulta che, rispetto alle stime precedenti, mancano all’appello il 12,3% di alberi di mangrovia: la superficie del pianeta coperta da questa pianta così importante per la difesa dell’ecosistema e delle coste (ad esempio dall’impatto dei cicloni) è pari a 137.760 km quadrati. Dal 1980 al 2000, poi, il 30% delle mangrovie è letteralmente sparito.

Quelle che restano sono quasi sempre in balia della cementificazione a scopo turistico o di altre forme di economia poco rispettose dell’ambiente e appena il 6,9% ricade in aree protette. Infine, oltre il 75% di questi alberi si trova in appena 15 paesi.

Via | Science Daily
Foto | Flickr

Le mangrovie stanno male, anzi malissimo: i dati dei satelliti Nasa

Carne di scoiattolo grigio nei supermercati britannici

July 29th, 2010

Chi di noi è stato a Londra, non avrà certamente rinunciato a una gita ad Hyde Park per godere, in uno dei parchi più riposanti della Capitale britannica, della compagnia dei simpatici scoiattoli, fin troppo avvezzi – ormai – alla presenza umana e alle leccornie che questi sanno loro offrire.. Almeno finché non sono proprio loro a finire nel piatto, in virtù di alcune presunte propietà organolettiche e di alta digeribilità che condividerebbero con i conigli.

Da alcuni anni, infatti, la carne di questo bell’animale viene “gustata” in vari modi… E c’è persino chi ha tentato di utilizzare il consumo dello scoiattolo grigio “in fricassea” come modalità di salvezza per – l’ormai minacciatissimo – scoiattolo rosso europeo… Ma gli animalisti oltre Manica non sono rimasti a guardare e in questi giorni stanno organizzando manifestazioni e conferenze allo scopo di indurre il rigetto di un’abitudine forse atavica ma attualmente ingiustificata, aizzandosi prevalentemente contro la catena Budgens, l’unica – al momento – in cui sia ancora possibile trovare la carne del simpatico roditore … In particolare, Juliet Gellatley – fondatrice dell’Associazione “Vegan” Viva, nonché noto zoologo – in una intervista al Daily Mail ha così commentato:

l’abbattimento di migliaia di scoiattoli grigi a favore di quelli rossi è un concetto irrazionale, disumano e destinato a fallire.. Inoltre, è molto triste che Budgens stia permettendo il massacro solo per distinguersi dalla massa. L’unico messaggio che stanno dando è quello di lucrare sul sangue di un animale.

Sempre al medesimo giornale, poi, l’associazione ha dichiarato che molti fra questi roditori oggetto di un redivivo “interesse culinario” vengono spesso lasciati per giorni interi a sanguinare dopo essere stati bastonati…

Via | the Telegraph
Foto | Flickr

Carne di scoiattolo grigio nei supermercati britannici

Dalla polvere di argilla la plastica ecologica

July 26th, 2010

bioplastica dall'argilla Gli scienziati stanno studiano un composto a base di argilla naturale per la produzione di una plastica biodegradabile. Lo annuncia uno studio pubblicato su Macromolecules dell’American Chemical Society che spiega che grazie all’uso di nanomateriali sarà possibile produrre plastica dall’argilla a basso costo.

A condurre lo studio è Miriam Rafailovich della Stony Brook University di New York che rivela che grazie all’uso dell’argilla la plastica sarà certamente più sostenibile di quella prodotta dal mais, è più economica e la si può produrre su scala industriale ed è resistente alle fiamme.

Dice Gifh:

Il materiale originalmente in polvere, è derivato in buona parte dall’argilla, un fillosilicato di alluminio (dal greco phyllon, foglia: un particolare silicato caratterizzato da una struttura stratificata), sostanza assolutamente innocua per la salute e reperibile in grande quantità, che garantisce di essere un ottimo sostituto per il composto tradizionalmente utilizzato nella produzione di materiali nanocompositi.

In merito alla resistenza alle fiamme delle organo argille spiega gifh:

Sfruttano il resorcinolo difenil-fosfato (che normalmente è un ritardante di fiamma), per ottenere una produzione su vasta scala in un processo continuo. Inoltre, queste organo-argille sono più economiche, generano meno polvere, e sono termostabili a temperature molto elevate, anche oltre i 300°C. Questa “argilla organica” si è anche dimostrata superiore per applicazioni in cui è necessario ritardare la propagazione delle fiamme. Infine, a differenza della maggior parte delle organo-argille a base di ammine quaternarie, questo processo si adatta perfettamente alla materie plastiche composte da stirene (il monomero del polistirolo), una delle forme più diffuse di materie plastiche che trovano applicazione in innumerevoli prodotti ed applicazioni come diversi tipi di plastiche, gomme, schiume isolanti, fibre, eccetera…

La plastica all’argilla però non è ancora pronta per il mercato.

Via | Il Chimico impertinente, Science Daily
Foto | Flickr

Dalla polvere di argilla la plastica ecologica

Bp indagata per inquinamento in Texas: 220 tonnellate di veleni nell’aria per un incidente in raffineria

July 23rd, 2010

Bp indagata per inquinamento in Texas: 220 tonnellate di veleni nell'aria per un incidente in raffineria

Periodaccio per Bp che, oltre ad essere sotto pressione per il disastro della marea nera nel Golfo del Messico, ora si vede indagata anche in Texas dove, nell’aprile scorso (decisamente un mese da dimenticare per l’azienda), un incidente alla raffineria ha causato l’immissione in atmosfera di oltre 220 tonnellate di veleni.

Ora il Procuratore Generale dello stato del Texas ha aperto un’indagine per capire cosa sia esattamente successo. Bp, inizialmente, aveva redatto e reso pubblico un rapporto di massima sull’accaduto ma un rapporto dettagliato non arrivò prima del 4 giugno.

L’incidente in sé è abbastanza chiaro: un problema all’impianto di ultracracking dell’idrogeno che causa il blocco parziale dell’impianto che per 40 giorni viene fatto funzionare al 55% mentre tonnellate e tonnellate di prodotti petroliferi non trattati vengono deviati alla torcia per essere smaltiti bruciandoli. Una storia identica a mille altre in tutte le raffinerie del mondo, Italia compresa. Solo che negli Stati Uniti indagano…

Ai primi di luglio, dopo aver analizzato il rapporto di Bp, la Commissione per l’Ambiente del Texas ha inviato una nota al Procuratore Generale per riferire che, in seguito all’incidente, vi era stato un “eccesso di emissioni”. La legge del Texas prevede che l’azienda colpevole delle emissioni si debba conformare alle indicazioni date dalla Commissione, pena l’invio della pratica alla magistratura.

Questa volta, però, è stato il Procuratore stesso a fare il primo passo: l’eccezionalità dell’”evento emissivo” e la presenza di un altro procedimento pendente nei confronti di Bp per violazione della normativa ambientale hanno permesso al Procuratore di iniziare indipendentemente le indagini.

Via | Galveston Daily News
Foto | Bp

Bp indagata per inquinamento in Texas: 220 tonnellate di veleni nell’aria per un incidente in raffineria

Pecora o bufala? Dall’Inghilterra arriva Exlana, e si tosa da sola. Parola di Daily Mail…

April 10th, 2010

Parola di Daily Mail: in Inghilterra hanno inventato la pecora che si tosa da sola. O meglio, appena arriva la primavera perde il pelo. Il vizio non si sa, il giornale inglese (famoso per lo spessore delle sue notizie e l’accurata ricerca delle fonti) non specifica.

La pecora in questione si chiamerebbe Exlana e sarebbe il risultato di una decina di anni di esperimenti e incroci del suo creatore, tale Peter Baber allevatore 54enne di Christow. Non sembrerebbe, quindi, che si tratti di un animale Ogm, bensì di una serie spinta di incroci da parte dell’allevatore inglese.

Il risultato è un animale che richiede pochissima manodopera ma, in cambio, è assai avaro nel produrre la sua lana: appena mezzo chilo di lana contro i 9 di un tradizionale ovino inglese. Nonostante i numeri, assai scarsi, Baber è assai contento. Forse perchè spera, tramite altri incroci, di ottenere la botte piena e la moglie ubriaca: una pecora autotosante ad alta produttività.

Viene da chiedersi, però, per quale motivo un allevatore abbia sentito l’esigenza di snaturare in modo tanto spinto il suo stesso lavoro. Il Daily Mail da una risposta: ultimamente il prezzo della lana è caduto così in basso da rendere la tosatura un peso economico per l’allevatore più che una fonte di reddito. Meglio, quindi, tenersi le pecore solo per il latte e la carne e togliersi di mezzo la fastidiosa lana.

Prossima frontiera: l’agnello che si inforna da solo, senza approfittare delle patate.

P.S. se vi piacciono le pecore e tutti i loro prodotti date uno sguardo qui.

Via | Daily Mail
Video | YouTube



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Pecora o bufala? Dall’Inghilterra arriva Exlana, e si tosa da sola. Parola di Daily Mail…

Cambiamenti climatici, meglio lasciar perdere il vertice di Copenhagen per salvare davvero il Pianeta?

December 9th, 2009

Cuore verde: meglio lasciar perdere Copenhagen? Ho letto con grande curiosità l’invito Ignore Copenhagen. Forget the U.N.(Do These 4 Things Instead) di The Daily Green a lasciar perdere il vertice sui cambiamenti climatici che si terrà ancora fino al 17 dicembre e di iniziare a muoversi autonomamente nella lotta ai cambiamenti climatici. Si badi bene che non è un invito alla mera buona volontà ma un’analisi molto attenta di cosa in realtà produce emissioni e di quali siano le strategie, pratiche e non politiche per contrastarle.

Sorprendentemente, a causare il volume più alto di emissioni di CO2, non sono né le auto, né le industrie, ma i consumi fatti di prodotti e imballaggi. Scrive The Daily green:

Prodotti e imballaggi rappresentano insieme il 44% delle nostre emissioni di anidride carbonica, perché ci vuole molta energia per la produzione di tutti quei modelli di iPod, telefoni cellulari o finti alberi di Natale. Così, quando sei fuori per lo shopping cerca quei doni che abbiano poca confezione o realizzati con materiali riciclati, che possono essere riciclati o che possono essere riparati. Oppure, scegli un regalo alternativo, o fare realizza da solo la tua carta da regalo.

Il consumo di energia per riscaldamento e raffreddamento incide per il 21% delle emissioni negli Usa e tutt’ora restano validi i consigli quali: sostituire le vecchie lampadine a incandescenza con quelle a basso consumo, scollegare i caricabatterie dei cellulari quando non servono più, spegnere le luci che non sono usate ecc. ecc. Inoltre, resta valido sempre l’acquisto di nuovi elettrodomestici classe A.

Altro consiglio riguarda gli alberi e se abbiamo la possibilità di piantarne, oltre a catturare CO2, se adeguatamente collocati in un giardino forniscono ombra d’estate o riparo dal vento in inverno. Ancora, un buon sistema per risparmiare il 10% dei consumi e vedere una bolletta più leggera, è intervenire sugli spifferi in casa iniziando a usare i salsicciotti para-spifferi; ovviamente, il salsicciotto è un piccolo esempio e i lavori per isolare bene la casa possono essere di vario tipo e dipende anche dalle condizioni dell’immobile.

Per quanto riguarda i trasporti privati, altro capitolo oneroso per le emissioni di CO2, negli Usa sono il 13% del totale, si consiglia di tenere l’auto sempre al massimo dell’efficienza, il che consente di risparmiare anche il 20% del carburante ma sopratutto viene ribadito che è meglio usare trasporti pubblici, acquistare e muoversi a piedi o in bici nei pressi della propria abitazione per acquisti o servizi vari.
Infine, il cibo, o meglio il trasporti legati alle forniture alimentari, negli Usa incidono per il 12% sul volume totale delle emissioni di CO2, dunque il consiglio resta l’acquisto a km zero, acquistare frutta e verdura di stagione, locale e ridurre il consumo di carne.

Foto | Flickr



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