Posts Tagged ‘inghilterra’

Una tassa per favorire il nucleare?

September 2nd, 2010

Una tassa per favorire il nucleare?

I costi degli impianti nucleari stanno schizzando alle stelle? Favoriamo il nucleare tassando gli impianti di produzione di energia da fonti fossili, come il gas e il carbone.

L’idea, secondo quanto riporta il blog Inchiesta Nucleare (curato da Luca Iezzi, giornalista economico di Repubblica e autore del saggio Nucleare? Sì grazie), sarebbe venuta in Inghilterra al ministro dell’Energia Charles Henry, dopo aver preso atto del fatto che anche gli impianti nucleari inglesi hanno qualche problema di costi fuori controllo.

Sempre Iezzi, poi, riporta la notizia data dal New York Times sui costi degli impianti nucleari in costruzione in Bulgaria: una centrale in costruzione lungo il Danubio, infatti, ha visto crescere i costi dai 4 miliardi di dollari originali a 11,5 miliardi.

Il mondo, a quanto pare, è in piena “sindrome Olkiluoto“…

Via | Inchiesta Nucleare, New York Times
Foto | Flickr

Una tassa per favorire il nucleare?

Beetle bio bug, auto a metano ricavato dalle acque reflue

August 11th, 2010

Beetle bio bug, un auto che va a liquami umani La notizia non è tanto che la Beetle Bio Bug, che è un automobile, è alimentata da metano ricavato dai liquami umani, ma che il biogas è disponibile in Inghilterra, a Bristol, per alimentare auto a metano.

Per alimentare un auto come la Bio Bug, e darle 10mila miglia di autosufficienza, occorrono i liquami prodotti da 70 famiglie di Bristol. Le acque reflue sono lavorate e trasformate nell’impianto della GENeco, società della Wessex Water specializzata proprio in questo genere di prodotto.

Mohammed Saddiq, direttore generale GENeco’s, si è detto fiducioso sul fatto che si possa ricavare metano in maniera industriale da fanghi di depurazione. L’obiettivo è usare il carburante come fonte di energia alternativa per i veicoli aziendali.

Il punto a sfavore, spiega Saddiq, è superare quella sensazione di schifo che hanno le persone che usano il biogas quando ne scoprono l’origine.

Via | Autoblog
Foto | Geneco

Beetle bio bug, auto a metano ricavato dalle acque reflue

A qualcuno piace ibrida: Toyota in Giappone ne ha vendute un milione. Prius a ruba grazie agli ecoincentivi

August 5th, 2010

A qualcuno piace ibrida: Toyota in Giappone ne ha vendute un milione. Prius a ruba grazie agli ecoincentiviDue buone notizie per Toyota e le auto ibride dai recenti dati di mercato. La prima la riporta Green Car Congress: la Prius è l’auto più venduta in Giappone da ben 14 mesi.

Green Car Congress, inoltre, aggiunge anche che il mese di luglio, appena trascorso, è stato particolarmente buono per la Prius con 34.456 vetture vendute, +24.3% rispetto al 2009. Il motivo del boom di mezza estate è semplice: a settembre scadono gli ecoincentivi previsti dal governo giapponese per le auto elettriche e ibride e, così, i consumatori si sono affrettati a firmare i contratti.

Toyota, poi, ha annunciato di aver raggiunto il milione di auto ibride vendute nel solo Giappone. Il mercato di casa, quindi, è particolarmente generoso con quest’azienda. Nel resto del mondo le cose sono ben diverse e i numeri inferiori. Un po’ per minore coscienza ambientale, un po’ per la mancanza in molti paesi, Italia compresa, di incentivi statali specifici per le ibride, siamo lontanissimi dai numeri del Giappone.

E dire che, proprio l’Italia, fino a poco tempo fa aveva ottimi incentivi specifici per questo tipo di auto mentre in Inghilterra, recentemente, il neo-premier Cameron ha riconfermato il bonus statale sia per le ibride che per le elettriche. Incentivi non da poco: fino a 5.000 sterline.

Via | Green Car Congress, GreenIters
Foto | Flickr

A qualcuno piace ibrida: Toyota in Giappone ne ha vendute un milione. Prius a ruba grazie agli ecoincentivi

Sting mette in vendita in Toscana i suoi prodotti biologici

August 5th, 2010

Sting Sting con sua moglie Trudy ha da anni un bellissimo podere in Toscana a Figline Vadarno. Dunque, ha deciso di mettere in vendita i prodotti biologici della sua terra: miele di acacia, castagno e di melata, olio extravergine, verdure di campo, salumi di cinta senese e vino. I prodotti erano stati esportati solo in Inghilterra, ma considerati i lusinghieri apprezzamenti ha deciso di aprire un punto vendita all’interno della tenuta del Palagio.

I terreni su cui sono coltivati frutta e verdure biologiche si estendo per 300 ettari e vi lavorano circa 15 persone.

Via | Voceditalia
Foto | Winecountry

Sting mette in vendita in Toscana i suoi prodotti biologici

Allarme Coldiretti: Italia a rischio per il latte delle mucche clonate ell’estero

August 3rd, 2010

Allarme Coldiretti: Italia a rischio per il latte delle mucche clonate ell'estero

Coldiretti lancia l’allarme: in Italia potrebbe essere importato latte prodotto da vacche clonate in Inghilterra. A suscitare le preoccupazioni è un recente articolo del New York Times che riporta le parole di un allevatore britannico che, candidamente, ha ammesso di produrre latte anche da vacche figlie di genitori clonati.

Sempre secondo il NYT anche in Svizzera e in altri paesi europei ci sarebbero allevatori che hanno rimpinguato i propri allevamenti con animali clonati di origine statunitense. Si tratterebbe, però, di quantità ancora limitate.

L’Agenzia britannica della sicurezza alimentare, però, ha già aperto un’indagine e sta cercando di capire la reale consistenza del fenomeno e gli eventuali rischi per la salute. Coldiretti, nel frattempo, ha già le idee chiarissime:

La commercializzazione di carne, latte e formaggi proveniente da animali clonati è un rischio inaccettabile che oltre ad un problema di scelta consapevole da parte dei consumatori e di rispetto della biodiversità pone evidenti perplessità di natura etica che occorre affrontare prima che sia troppo tardi. Dopo oltre 13 anni dalla scoperta della pecora Dolly, pubblicata sulla rivista Nature del febbraio 1997, oggi è possibile clonare un animale con una spesa attorno i 10 mila euro e la tecnica riguarda già molti animali da allevamento dalle pecore ai maiali, dai tori ai cavalli, con sperimentazioni effettuate anche in Italia con il toro Galileo, la cavalla Prometea e anche con un muflone selvatico

Via | Agricoltura on web , New York Times
Foto | Flickr

Allarme Coldiretti: Italia a rischio per il latte delle mucche clonate ell’estero

Carne di scoiattolo grigio nei supermercati britannici

July 29th, 2010

Chi di noi è stato a Londra, non avrà certamente rinunciato a una gita ad Hyde Park per godere, in uno dei parchi più riposanti della Capitale britannica, della compagnia dei simpatici scoiattoli, fin troppo avvezzi – ormai – alla presenza umana e alle leccornie che questi sanno loro offrire.. Almeno finché non sono proprio loro a finire nel piatto, in virtù di alcune presunte propietà organolettiche e di alta digeribilità che condividerebbero con i conigli.

Da alcuni anni, infatti, la carne di questo bell’animale viene “gustata” in vari modi… E c’è persino chi ha tentato di utilizzare il consumo dello scoiattolo grigio “in fricassea” come modalità di salvezza per – l’ormai minacciatissimo – scoiattolo rosso europeo… Ma gli animalisti oltre Manica non sono rimasti a guardare e in questi giorni stanno organizzando manifestazioni e conferenze allo scopo di indurre il rigetto di un’abitudine forse atavica ma attualmente ingiustificata, aizzandosi prevalentemente contro la catena Budgens, l’unica – al momento – in cui sia ancora possibile trovare la carne del simpatico roditore … In particolare, Juliet Gellatley – fondatrice dell’Associazione “Vegan” Viva, nonché noto zoologo – in una intervista al Daily Mail ha così commentato:

l’abbattimento di migliaia di scoiattoli grigi a favore di quelli rossi è un concetto irrazionale, disumano e destinato a fallire.. Inoltre, è molto triste che Budgens stia permettendo il massacro solo per distinguersi dalla massa. L’unico messaggio che stanno dando è quello di lucrare sul sangue di un animale.

Sempre al medesimo giornale, poi, l’associazione ha dichiarato che molti fra questi roditori oggetto di un redivivo “interesse culinario” vengono spesso lasciati per giorni interi a sanguinare dopo essere stati bastonati…

Via | the Telegraph
Foto | Flickr

Carne di scoiattolo grigio nei supermercati britannici

Francia, Germania e Inghilterra ne sono convinte: bisogna ridurre le emissioni di Co2 del 30%

July 15th, 2010

Questa mattina, il Financial Times’, il Frankfurter Allgemeine Zeitung’ e ‘Le Monde’ hanno aperto con una richiesta ben precisa, rivolta a tutti i cugini europei e mossa rispettivamente dai ministri Chris Huhne (GB), Norbert Röttgen (Germania) e Jean-Louis Borloo: ridurre le emissioni di CO2 nell’UE dal 20% al 30%, entro il 2020. Per limitare l’aumento delle temperature di due gradi ma anche per impedire alle economie europee di essere sopraffatte da un contesto globale sempre più competitivo.

Immediato il richiamo al difficile momento storico che vede i 27 destreggiarsi tra misure sofferte e politiche coraggiose per uscire, nel migliore dei modi possibili, dalla recessione ma che non deve far perdere di vista, per nessun motivo, i modelli economici e di vita cui è necessario tendere. E che non possono prescindere dalla tutela ambientale. Senza uno sviluppo relamente sostenibile, infatti, l’Europa è condannata all’inceretezza con i prezzi dell’energia sempre più volatili. Inoltre, un clima instabile può far crollare molte delle economie della zona euro mentre una corsa mondiale verso un sistema produttivo di tipo durevole e con emissioni di carbone limitate è già cominciata. E perdere tempo, adesso, significherebbe non riuscire più – se non con enorme fatica – a competere con Paesi come la Cina, il Giappone e gli Stati Uniti.

Al contrario, avverte Le Monde, garantire un livello di emissione al 30% rispetto al 1990 rappresenterebbe una forte attrattiva per gli investitori con conseguente rilancio dell’occupazione e della crescita in tutta la zona euro. Le imprese europee, inoltre, sono in grado di trarre tutto il profitto necessario da una situazione siffatta, forti di una quota del 22% sul mercato internazionale di bene e servizi che è già una risposta. Impossibile, poi, omettere che proprio grazie alla recente crisi il costo annuo richiesto per il taglio delle emissioni al 20% si è ridotto di un terzo , passando da 78 a 40 miliardi d’euro. L’impegno profuso verso il traguardo più considerevole della riduzione al 30%, ad oggi, richiederebbe solo lo 0,1% dell’intero Pil dell’UE. Ma farebbe decollare il mercato del lavoro. Se anche queste motivazioni, in definitiva, non dovessero sembrare abbastanza convincenti basti pensare alla prevista galoppata verso l’alto del prezzo del greggio, specie a seguito del protrarsi di disastri ambientali come la Marea Nera nel Golgo del Messico… Ora, non resta che aspettare le risposte e le reazioni dei governi europei.

Via | Le Monde
Foto | Flickr

Francia, Germania e Inghilterra ne sono convinte: bisogna ridurre le emissioni di Co2 del 30%

Entro il 2020, taxi a idrogeno a Londra

June 16th, 2010

I taxi neri di Londra sono uno dei leitmotiv della capitale britannica. Ampi, comodi, spaziosi… e terribilmente inquinanti! Per questo motivo, come già anticipato dagli amici di autoblog, è stato presentato nei giorni scorsi dal governo britannico il prototipo dei nuovi taxi “puliti” che, entro il 2020, sono destinati a sostituire completamente quelli attualmente in circolazione.

Il Fuel Cell Black Cab, frutto di un lavoro sinergico tra Intelligent Energy, Lotus Engineering, LTI Vehicles e TRW Conekt, pur mantenendo inalterarato l’aspetto della capitale inglese ne migliorerà senz’altro la qualità. Infatti, grazie a un sistema di celle a combustibile idrogeno combinato con batterie ai polimeri di litio, e garantendo un’autonomia di oltre 400 km, il taxi sprigionerà dal tubo di scappamento solo vapore acqueo e potrà “ricaricarsi” agevolmente in appena 5 minuti…

Foto | Flickr

Entro il 2020, taxi a idrogeno a Londra

Auto elettriche, Nissan Leaf svela i prezzi per il mercato europeo: sotto i 30mila euro grazie ai benefit eco

May 17th, 2010

Nissan leaf: svelati i prezzi per il mercato europeo

Forte di circa 8000 prenotazioni arrivano i prezzi (inclusi le batterie) della Nissan Leaf, destinati al mercato europeo calcolati sottraendo i vari benefit offerti per l’acquisto di un auto elettrica: 27,471 euro in Inghilterra; 32,839 euro in Olanda; Germania 19,000 euro; 29,995 euro in Irlanda così come in Portogallo. Le auto saranno distribuite il prossimo anno.

Nissan in un comunicato stampa fa sapere che ha deciso di lanciare la vettura in quei mercati dove sono presenti incentivi interessanti per le auto elettriche e questo per mantenere il prezzo al di sotto dei 30mila euro.

La Leaf è una family car da cinque posti, dotata di serie di: aria condizionata, navigatore satellitare, camera per il parcheggio, ricarica veloce e connessione smart-phone. Queste le caratteristiche tecniche descritte dai colleghi di autoblog:

La Nissan Leaf offre un motore elettrico da 80 Kw abbinato a batterie al litio, con un valore di coppia massima pari a 280 Nm, che consentono alla vettura riprese ed accelerazioni paragonabili ad una vettura media tradizionale, con una velocità massima di 140 km/h. Il gruppo batterie da 200kg è posizionato sul fondo del pianale, sotto ai sedili, per ottimizzare la distribuzione dei pesi e garantiscono una autonomia di 160 km/h, con tempi di ricarica di circa 8 ore da una fonte elettrica casalinga.

L’Italia per ora non è contemplata.



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Auto elettriche, Nissan Leaf svela i prezzi per il mercato europeo: sotto i 30mila euro grazie ai benefit eco

La cenere del vulcano Eyjafjallajokull è un buon fertilizzante per i giardini

April 23rd, 2010

fiori vulcano

Lo spazio aereo sui cieli d’Europa è stato aperto, ma ciò non vuol dire che le ceneri del vulcano di Eyjafjallajokull, con la loro piccola percentuale di particolato, siano scomparse. Secondo alcuni, potrebbero addirittura fare bene, se non alle compagnie aeree, almeno all’atmosfera e ai giardini d’Europa.

Per Colin Dale, orticultore del Notcutt Garden in Inghilterra, le ceneri del vulcano potrebbero essere dei buoni fertilizzanti naturali. In più, secondo quanto l’esperto ha riferito al Telegraph, la cenere del vulcano servirebbe a proteggere la terra dagli sbalzi di temperatura e manterrebbe più a lungo l’acqua, favorendo la crescita di batteri e semi, entrambi buoni per la crescita di piante e fiori.

Sebbene la quantità di ceneri che riesce a depositarsi al suolo sia talmente bassa da essere irrilevante per la rigenerazione dei terreni, la tesi di Colin Dale è confermata da Jon Davidson, professore all’Università di Durham, che afferma come già altri stati, come l’Indonesia, abbiano beneficiato in passato della fertilizzazione naturale dovuta a ceneri vulcaniche.

Tuttavia, se tra qualche mese vi dovesse capitare di vedere dei vasetti con le ceneri di Eyjafjallajokull spacciate per fertilizzante, controllate bene che non ci sia la British Airways come sponsor.

Foto | Flickr



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