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Nucleare, blitz di Legambiente alla spiaggia di Capalbio

August 12th, 2010

Nucleare, blitz di Legambiente alla spiaggia di Capalbio

Chi mai vorrà villeggiare su una spiaggia radioattiva? Se lo è chiesto questa mattina Legambiente che, come preannunciato ieri pomeriggio, è arrivata con i suoi attivisti in tuta antiradiazioni nella spiaggia di Capalbio.

L’idea era quella di far capire ai bagnanti che, qualora dovesse realmente tornare il nucleare in Italia, il turismo balneare in Toscana andrebbe a farsi benedire. Tra i papabili nuovi siti nucleari, infatti, c’è la vecchia Montalto di Castro che, in linea d’aria, dista una ventina di chilometri dalla spiaggia di Capalbio.

Una centrale a Montalto ipotecherebbe per i prossimi decenni il futuro sostenibile della maremma toscana e laziale e metterebbe in ginocchio l’economia turistica, agricola e quello della green economy locale che grazie alle battaglie antinucleari di 30 anni fa sono nate e cresciute in questa parte d’Italia. Con il ritorno del nucleare saremmo all’ultima spiaggia per la Maremma e la sola presenza di una centrale nucleare comprometterebbe il turismo e l’agricoltura e si ripercuoterebbe anche sulla qualità della vita, sulla salute e sulla sicurezza di una comunità

Lo ha detto Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente, presente al blitz in spiaggia.

Via | Legambiente

Nucleare, blitz di Legambiente alla spiaggia di Capalbio

Legambiente: Italia a rischio marea nera

August 10th, 2010

Legambiente: Italia a rischio marea nera

L’Italia, con migliaia di chilometri di coste, un gran numero di raffinerie e con ben 14 importanti porti petroliferi, è la nazione del Mediterraneo maggiormente esposta a pericolo marea nera. E’ quanto emerge dalla “Mappa del rischio derivante dal traffico e dalla movimentazione petrolifera in Italia”, dossier sul rischio marea nera stilato da Legambiente.

Il dossier, in realtà, altro non è che un lungo elenco di impianti di estrazione, raffinazione, stoccaggio e movimentazione di petrolio e prodotti petroliferi su e giù per le coste italiane. Regione per regione Legambiente analizza il rischio che corre il nostro paese in caso qualcosa vada storto.

Ma non solo, perché in realtà di piccoli incidenti e di sversamenti illegali nei nostri mari ce ne sono ogni anno. Tra le varie regioni analizzate, due saltano all’occhio: Abruzzo e Sicilia.

L’Abruzzo per il numero di notizie di reato per inquinamento marino, ben 68 nel biennio 2008-09 e per la produzione delle tre piattaforme off shore presenti nelle sue acque (245.478 tonnellate nel solo 2009).

Quest’ultimo è il dato più alto d’Italia, seguito da quello siciliano pari a 172.061 tonnellate che, però, è decisamente ridotto a causa del lungo periodo di inattività della piattaforma Vega, recentemente tornata in funzione.

Sempre la Sicilia, invece, con il 40% del petrolio lavorato in Italia è ancora la regina della raffinazione costiera grazie ai poli petroliferi di Milazzo, Priolo-Melilli-Augusta e Gela. I controlli, nell’isola, sono parecchi con 1844 missioni di motovedette per pattugliamento antinquinamento, 1866 ispezioni sugli oli esausti e 598 missioni di vigilanza anti inquinamento.

Controlli eseguiti dalla Guardia Costiera che, però, nel 2008-09 hanno portato ad un numero di notizie di reato per inquinamento marino pari a zero…

Via | Legambiente
Foto | Flickr

Legambiente: Italia a rischio marea nera

Mais Ogm, presidio di Legambiente a Pordenone

July 29th, 2010

Mais Ogm, presidio di Legambiente a PordenoneSe Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto. Legambiente domani mattina sarà davanti la Prefettura di Pordenone a chiedere che i campi di mais ogm seminati dal Movimento Libertario e da Agricoltori Federati a Fanna vengano distrutti.

Perché, ormai, è certo che siano ogm: lo dimostrano le analisi commissionate da un’altra associazione ambientalista, Greenpeace, che insieme a Legambiente fa parte della “Task Force per un’Italia Libera da Ogm”.

Una task force che vede anche la presenza di Acli, Adoc, Adusbef, Aiab, Amab, Campagna Amica, Cia, Città del Vino, CNA Alimentare, Codacons, Coldiretti, Crocevia, Fai, Federconsumatori, Federparchi, Focsiv, Fondazione Univerde, Greenaccord, Lega Pesca, Legacoop Agroalimentare, Movimento difesa del cittadino, Slow Food Italia, Unci, Vas e WWF.

Secondo Legambiente quella avvenuta a Fanna non è affatto una semina sperimentale di mais ogm (Monsanto, per la precisione), bensì una vera e propria semina priva di autorizzazione su almeno 4 ettari di terreno agricolo:

Il Movimento Libertario e Agricoltori Federati avevano dichiarato di aver seminato, in data 25 aprile 2010 soltanto sei semi di mais transgenico su un terreno pubblico per protestare contro la normativa vigente. Ma i conti non tornano, probabilmente non si sono limitati a un’azione simbolica

E, poi, se la prende con il procuratore di Pordenone, Antonio Delpino:

il provvedimento di sequestro di un campo di mais non consente di prevenire la disseminazione di polline e quindi non esercita un’azione conservativa. La tardiva acquisizione della perizia crea di per se stessa la condizione dell’inquinamento. Chi risponderà del danno fatto? Il prossimo passo della Task Force sarà di chiedere al ministro di grazia e giustizia Angiolino Alfano un provvedimento disciplinare per ovviare a un danno che avrà impatto sull’ambiente, sulla fauna selvatica, su altri ambiti agricoli e che non si potrà limitare ai confini amministrativi dei comuni o della regione coinvolta

Mentre la politica italiana decide sul da farsi, anche alla luce della recente normativa europea in fatto di ogm, tutte le associazioni della task force si sono date appuntamento di fronte la Prefettura di Pordenone. Un “presidio di legalità” che, giurano gli ambientalisti, continuerà ad oltranza fino a quando non saranno attuate le azioni previste dalla legge, ovvero la distruzione dei campi OGM e i provvedimenti nei confronti dei responsabili.

Via | Legambiente
Foto | Flickr

Mais Ogm, presidio di Legambiente a Pordenone

Spiaggia di Brancaleone, Legambiente, il Jewel of the sea, le Caretta Caretta minacciate e i miei ricordi di bambina

July 29th, 2010

Galati, il villaggio jewel of the sea visto dall'alto

Galati, è una frazione del Comune di Brancaleone. Salta alle cronache in questi giorni per l’accesa protesta di Legambiente che si batte contro la costruzione del Jewel of the sea (qui la VIA), un complesso residenziale con annesso centro commerciale e campo da golf con 18 buche. Nella foto in alto, scattata da Diego Leocani che ha un gruppo di amici di Brancaleone Marina su Facebook, si vede chiaramente in basso a sinistra il complesso delle villette che va direttamente sulla spiaggia habitat per la riproduzione delle tartarughe Caretta Caretta, specie protetta.

La zona, era sotto vincoli ma, scrive il Corriere del Sud:

A dare il via libera alla lottizzazione una variante urbanistica approvata in fretta nel 2006, per un’area già sottoposta a numerosi vincoli ambientali e paesaggistici.

Gli attivisti di Legambiente sulla spiaggia di Galati Da quelle parti, solo un albergo-villaggio costruito tantissimi anni fa e che non regge, evidentemente, le richieste per chi vuole fare turismo in una zona bellissima e ancora incontaminata tanto da essere meta dalle Caretta Caretta.

Goletta Verde (qui la cronaca dal loro blog) è passata di lì nei giorni scorsi e ha consegnato la bandiera nera agli amministratori di Brancaleone, poiché ha fatto notare Legambiente che:

un progetto autorizzato nel 2006 dalla Giunta comunale, che prevede tra l’altro la costruzione sulle dune di un gruppo di villette a due piani fuori terra, che stanno formando un muro invalicabile a una trentina di metri circa dalla battigia. Lascia perplessi che nel 2010 si continui a investire in un vecchio modello di sviluppo, che anziché salvaguardare e valorizzare la straordinaria valenza ambientale delle dune di Brancaleone, sito non a caso scelto dalle Caretta Caretta per nidificare, punta sul cemento, pregiudicando la corretta conservazione dell’ecosistema dunale. Senza entrare nel merito della legittimità delle concessioni edilizie, che spetta solo agli inquirenti, ci chiediamo come sia stato possibile autorizzare la costruzione del villaggio, nella parte ricadente sulle dune.

E’ vero, da quelle parti la Natura è restata incontaminata fino a oggi esattamente come negli anni in cui ho trascorso le più belle estati della mia infanzia, proprio li a Brancaleone.

Erano estati lunghissime fatte di giochi con i cugini e di mattinate passate al mare. Ho visto diverse volte le tartarughe, non sapevo allora che fossero le Caretta caretta. A volte capitava che le catturassero anche i pescatori. Sapevamo che facevano le uova e che se per caso giocando con la sabbia le trovavamo non dovevamo toccarle e coprirle di nuovo.

Era bello stare in spiaggia: lunghissima e deserta. A volte costruivamo capanni con le canne che trovavamo sulla battigia. Non avevamo l’ombrellone. L’acqua era sempre limpidissima, tranne che in certi periodi arrivavano grumi di catrame lasciati dal lavaggio delle petroliere che si vedevano passare lontano, sulla linea dell’orizzonte.La spiaggia di Brancaleone la ricordo così: orizzonte dove il mare bacia il cielo.

Certo, d’estate la popolazione aumentava notevolmente, non solo per i turisti del vicino villaggio, ma per i rientri di tutti gli emigranti e dai circa 4000mila abitanti iniziali si passava anche al doppio, cifra che si concretizzava per la Festa di “Santo Rocco” del 15 agosto.

Da adulta altre volte sono tornata a Brancaleone e la spiaggia, lunghissima, sempre deserta tranne che nel tratto della spiaggia di Barncaleone Marina, dove ci sono le barche dei pescatori in rada; da un lato Capo Spartivento, vicino Galati dove a mano a mano si trovano rocce in acqua e dall’altro Ferruzzano, dove si andava a prendere l’acqua. Ecco, bene o male, è sempre restato tutto immutato, direi poco antropizzato, fino al Jewel of the sea.

Foto | Il Corriere del Sud

Spiaggia di Brancaleone, Legambiente, il Jewel of the sea, le Caretta Caretta minacciate e i miei ricordi di bambina

Ecosistema Incendi, Legambiente da le pagelle: bene il nord, male sud e isole, drammatica Sardegna

July 26th, 2010

Ecosistema Incendi, Legambiente da le pagelle: bene il nord, male sud e isole, drammatica Sardegna

Ecosistema incendi è il monitoraggio annuale effettuato da Legambiente sulle azioni dei Comuni italiani nell’applicazione della legge 353/2000 e nella mitigazione del rischio incendi boschivi.

È un corposo dossier sul numero dei roghi e sulla superficie di terreno, boscato e non boscato, percorsa dal fuoco ogni anno. L’edizione 2010, appena presentata, mostra un paese diviso a metà con il sud e le isole che sembrano ormai terra di conquista per i piromani. Come spiega lo stesso dossier:

Analizzando con attenzione i dati relativi ai roghi che sono divampati lo scorso anno in Italia si nota come il fenomeno incendi si caratterizzi sempre meno come un’emergenza nazionale e al contrario sempre più come una drammatica emergenza che aggredisce alcune regioni del Sud e le isole. Basti pensare che nell’ultimo anno in Sardegna è andata in fumo oltre la metà di tutta la superficie italiana colpita dalle fiamme

Ci sono, però, delle buone notizie: nel 2009 il numero dei roghi in Italia è calato da 6.479 del 2008 a 5.422, record positivo degli ultimi 18 anni, e solo il 16% dei comuni italiani, a fronte del 19% registrato nel 2008, sono stati colpiti dall’emergenza incendi.

Se incrociando il numero degli incendi con la quantità di ettari bruciati, poi, otteniamo informazioni molto interessanti: le politiche di contenimento degli incendi (pulizia dei terreni e dei cigli stradali, programmi coordinati di pronto intervento di Vigili del Fuoco, Forestale e Protezione Civile) sembrano funzionare.

Ridurre il numero totale degli incendi, infatti, è più difficile che limitarne le conseguenze. Ciò, assai probabilmente, è dovuto al fatto che la maggior parte dei roghi sono dolosi o derivano da piccoli fuochi accesi dagli agricoltori che poi sfuggono di mano.

Per quanto riguarda la quantità totale di territorio andato in fumo, infine, il dato è in aumento ma c’è un’anomalia: la Sardegna, passando da 4.128 ettari bruciati a 37.104 (circa la metà del totale italiano), fa saltare ogni statistica.

Via | Legambiente
Foto | Flickr

Ecosistema Incendi, Legambiente da le pagelle: bene il nord, male sud e isole, drammatica Sardegna

Rinnovabili, Ortis: "Ridurre gli incentivi o aumenterà la bolletta del 20%". Per Legambiente è una bufala

July 16th, 2010

Alessandro ortis A Alessandro Ortis (nella foto a sinistra), presidente dell’Autorità per l’Energia elettrica e il gas non calano gli incentivi alle rinnovabili ma vanno bene e sono benedetti quelli alle assimilate CIP6 (ci rientreranno, nonostante si dica il contrario, anche le centrali nucleari?). E paventa, qualora non fossero ridotti, un mercato dell’energia dopato e prezzi delle bollette alle stelle. Anzi quantifica proprio e dice che si arriverà al 20% in più dei costi. Ha detto ieri durante la consueta conferenza di fine anno:

Nel 2010 il costo degli incentivi per le rinnovabili (escluse le assimilate Cip6), supererà i 3 miliardi di euro, quasi il 10% del costo annuale del sistema elettrico nel suo complesso. Inoltre, l’insieme degli oneri aggiuntivi presenti nella bolletta elettrica influisce fortemente anche sulla differenza dei prezzi al dettaglio rispetto a quelli europei: se quelli italiani infatti sono più cari del 25% circa, non più del 15% è imputabile al diverso mix delle fonti di produzione, mentre il resto è dovuto agli oneri aggiuntivi. Appare quindi necessaria una revisione della durata e livello delle incentivazioni: senza interventi c’è il rischio di un aumento delle bollette fino ad oltre il 20% da qui al 2020. Si propone di spostare una parte degli oneri dalle bollette alla fiscalità generale; oppure, se si vuole lasciarli in bolletta, è bene che Governo e Parlamento fissino gli obiettivi qualitativi e temporali e affidino all’Autorità le modalità per conseguirli in modo efficiente e trasparente.

Per Legambiente trattasi di bufala. Nel comunicato stampa inviato dall’associazione si legge la dichiarazione fatta da Edoardo Zanchini responsabile Energia:

Nell’allarme lanciato dal presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e gas nei confronti di un possibile aumento al 2020 del costo in bolletta per i cittadini causato dalle fonti rinnovabili è possibile scorgere una autentica ossessione nei confronti di questo tipo di impianti. E’ quanto mai curioso, infatti, dichiarare oggi con tanta enfasi una preoccupazione del genere quando per anni sono stati regalati in Italia, nel più completo silenzio, oltre 30 miliardi di Euro ai petrolieri e ai raffinatori grazie agli incentivi agli impianti CIP6. Incentivi che ancora oggi pesano circa due miliardi di Euro ogni anno in bolletta. Per non dimenticare i 400 milioni che paghiamo ancora ogni anno per lo smaltimento delle vecchie centrali nucleare, o le tante altre voci di spesa che non c’entrano nulla con l’energia e che pesano – queste sì in maniera ingiusta ma sempre sotto silenzio – sulle tasche dei cittadini. Le preoccupazioni di Ortis risultano inoltre sovradimensionate rispetto alla previsione al 2020, perché evidentemente il presidente dell’Autorità non ha tenuto conto della riduzione degli incentivi per il Fotovoltaico appena entrata in vigore e della discussione in corso sui Certificati Verdi. Piuttosto che lanciare allarmi sarebbe più utile occuparsi dei veri problemi e degli inutili balzelli che si nascondono nelle bollette dei cittadini.

Foto | Festival dell’energia

Rinnovabili, Ortis: “Ridurre gli incentivi o aumenterà la bolletta del 20%”. Per Legambiente è una bufala

Gare di motonautica nel santuario dei cetacei

July 15th, 2010

Lo specchio d’acqua compreso tra Toscana, Corsica, Sardegna e Provenza è uno dei parchi marini più grandi d’Europa, noto per la multiformità delle specie marine che lo popolano. Suo scopo precipuo è garantire uno stato di tutela ottimale, proteggendo i mammiferi marini e il loro habitat dagli impatti ambientali negativi diretti o indiretti delle attività umane. Eppure, a fine luglio, è prevista una gara di motonautica proprio all’interno del Santuario dei Cetacei. Il Primatist Trophy 2010, infatti, partirà da Porto Azzurro -all’isola d’Elba – per arrivare fino a Talamone, passando per Porto Ercole. Una “gita” inquinante e altamente disturbativa dell’ambiente acquatico mentre aumentano i casi di delfini entrati in collissione con yatch nel Mediterraneo. Ma non si trattava di un’area protetta?

Poco tempo fa, noi di ecoblog ci siamo soffermati sul fattore cruciale della ottimale gestione delle riserve naturali come modalità prioritaria di protezione per molte specie animali e vegetali. Quando le Ap funzionano, in genere, la fauna – anche quella più minacciata – tende a tornare (come nel caso della foca monaca e delle Caretta caretta). Ma bisogna darle una chance. Quella che, evidentemente, nel Santuario dei Cetacei si è assolutamente decisi a negare. Già da tempo, infatti, Legambiente e WWF segnalano casi di lavaggio di cisterne in mare, passaggio di petroliere e la presenza di pescatori abusivi nelle acque, specialmente, dell’Argentario. Per non parlare del folle rischio di trivellazioni. Le associazioni ambientaliste, pertanto, chiedono a gran voce non solo che la manifestazione sportiva non abbia luogo ma, soprattutto, che la cabina di regia internazionale ( tra Italia, Francia e Principato di Monaco) funzionale al governo del Santuario e promessa già nel 2003, diventi al più presto operativa.

Via | WWF
Foto | Flickr

Gare di motonautica nel santuario dei cetacei

Ogm, l’Europa cambia le regole

July 13th, 2010

Ogm, l'Europa cambia le regole

L’Unione europea è pronta a cambiare le regole sugli ogm. O meglio: a toglierle, ogni Stato membro farà a modo suo. La Commissione, infatti, ha approvato oggi a Bruxelles la nuova strategia europea sugli organismi geneticamente modificati che consiste in una parziale deregulation.

L’Europa, infatti, trattiene il diritto-dovere di stilare una lista di ogm autorizzati ma a livello nazionale ogni governo potrà scegliere se consentire o meno la coltivazione.

Le reazioni non si sono fatte aspettare, e sono tutte prevedibili: Legambiente e Coldiretti cantano vittoria, Confagricoltura parla di “decisione pilatesca”. Con ordine partiamo da Legambiente:

Il Governo italiano deve ora dar retta all’opinione pressoché unanime di agricoltori, consumatori, ambientalisti e scegliere la strada della qualità, della ricerca e dell’innovazione ma con un chiaro no agli ogm delle multinazionali che oggi a Bruxelles sono state sconfitte

Coldiretti parla di svolta storica:

Con una svolta storica la Commissione Europea prende atto della forte opposizione dei cittadini europei e dà finalmente la possibilità agli Stati membri di decidere liberamente se coltivarli o meno. L’iniziativa comunitaria è una risposta alle crescenti perplessità sugli OGM in Europa dove, dopo il divieto posto anche in Germania, si sono ridotti a soli sei, su ventisette, i Paesi coltivano organismi geneticamente modificati (OGM) con peraltro un drastico crollo del 12 per cento delle semine nel 2009 che ha coinvolto tutti i paesi interessati

Confagricoltura, invece, chiede a Bruxelles di fare un passo indietro:

Il nuovo quadro legislativo comunitario sugli Ogm finirà per aumentare la confusione, creando disparità di trattamento tra gli agricoltori dei vari Stati membri e disorientando i consumatori. Non ci è piaciuto l’atteggiamento pilatesco della Commissione che se ne lava le mani e non decide su un tema su cui andava fatta chiarezza

E, inoltre, ricorda il “paradosso ogm”:

Alla fine si è acuito il ‘paradosso degli Ogm’ che li vuole importati dall’estero ma non coltivati, come avviene oggi in Italia e in Europa

Via | Legambiente, Coldiretti, Confagricoltura
Foto | Flickr

Ogm, l’Europa cambia le regole

Addio a Luisa Minazzi, simbolo della lotta all’amianto

July 6th, 2010

Addio a Luisa Minazzi, simbolo della lotta all'amianto

Questa mattina, a Casale Monferrato in provincia di Alessandria, è morta Luisa Minazzi donna simbolo della lotta all’amianto. Stroncata dal mesotelioma pleurico, cancro causato dall’esposizione all’amianto, Luisa Minazzi aveva appena 58 anni ed era ammalata dal 2007. Non è l’unica vittima dell’amianto nella sua famiglia: il padre, operaio alla Eternit, si ammalò di asbestosi, altra malattia legata alla fibra killer.

Minazzi fu tra le fondatrici di Legambiente a Casale Monferrato. Impegnata anche in politica, da assessore comunale all’Ambiente, lottò per ottenere l’ordinanza con la quale fu bandito l’Eternit in tutto il territorio di Casale.

Legambiente, in un comunicato stampa del suo presidente Vittorio Cogliati Dezza, ricorda e ringrazia questa donna coraggiosa:

Queste morti silenziose non rubano le prime pagine dei giornali eppure Luisa era riuscita a far sentire forte la sua voce, raccontando la malattia che l’aveva colpita e quella delle altre 3000 vittime da eternit di Casale Monferrato. Un paese di 35000 abitanti in cui ci sono 50 nuovi casi l’anno di malati da amianto. Così ora mentre le cronache nazionali, le grandi televisioni, e dunque il Paese, sembrano davvero scoprire – adesso, finalmente – cos’è il dramma dell’amianto, il messaggio di Luisa Minazzi rimane indelebile nella storia per aver sensibilizzato l’opinione pubblica su una tragedia immane, ma anche come traccia di speranza per vincere una battaglia che solo qualche anno fa sembrava impossibile. E’ per questo che, seguendo il grande insegnamento di Luisa, proseguiremo quella stessa lotta, nel ricordo della sua tenacia e dell’impegno, che da sempre ha messo al servizio delle battaglie civili

Via | Legambiente
Foto | Flickr

Addio a Luisa Minazzi, simbolo della lotta all’amianto

Mimmo Fontana Legambiente Sicilia e la lunga storia della monnezza siciliana. Intervista esclusiva

June 26th, 2010

Se la discarica palermitana di Bellolampo scoppia, il resto della Sicilia non sta molto meglio. A parte il caso, “stranissimo”, di Catania che è in condizioni almeno pari a Palermo ma è totalmente assente dalla stampa locale, regionale e nazionale, non c’è provincia dell’isola che non abbia i suoi piccoli o grandi problemi con i rifiuti.

Per una visione complessiva, però, bisogna guardare molto indietro: alla fine degli anni novanta quando ufficialmente inizia la crisi rifiuti siciliana e si mettono a punto le prime contromosse. Poi, però, è arrivato Cuffaro

Mimmo Fontana, presidente di Legambiente Sicilia, ha una buona memoria e ricorda tutti i passaggi principali della gestione, o della non gestione, dei rifiuti siciliani.

Mimmo Fontana Legambiente Sicilia e la lunga storia della monnezza siciliana. Intervista esclusiva