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Il governatore siciliano stringe sul petrolio off shore: "Ci danno due lire"

September 5th, 2010

Trivellazioni off shore? Not in my backyard. A meno che non paghino bene… In buona sintesi è quello che pensa la Regione Sicilia che, dopo aver cavalcato il panico da marea nera, torna ad occuparsi della questione con un occhio, ma forse anche due, al portafogli.

Sul blog di Raffaele Lombardo, vulcanico governatore siciliano, è stato pubblicato un video di circa cinque minuti in cui il successore di Cuffaro tratta due argomenti spinosissimi: il primo è quello della grande distribuzione organizzata dell’agroalimentare, che in questo post ci interessa poco, il secondo (dal minuto 2:40 circa in poi) è proprio quello delle trivellazioni di petrolio. Ecco una sintesi di cosa pensa Lombardo sull’argomento:

Abbiamo detto basta anche alle trivellazioni nei nostri mari. Un tema nel quale occorre cura, attenzione e un rigore estremo. Ci sono grandi gruppi che richiedono le autorizzazioni, certo, hanno referenti, dipendenti, uomini politici ben disposti ad ascoltarli. Ma vengono a prendere il petrolio da noi, e cosa ci danno? Due lire. Lo raffinano e a noi la benzina costa più cara che non nella Valle d’Aosta, dove costa la metà, ma anche nel Lazio o quant’altro. E noi per quattro posti di lavoro dobbiamo inghiottire veleno?

A parte la questione delle due lire, che eticamente è anche molto discutibile, il governatore dimentica come al solito di precisare che per le perforazioni off shore il parere della Regione conta come il due di coppe quando regna bastoni. Come dimentica di dire che le royalties sono due soldi sì, ma la Regione se le intasca lo stesso…

Un ragionamento che fa il paio con quello di Nello Dipasquale, sindaco della città di Ragusa, capoluogo di una provincia che include anche Pozzallo, al largo della quale si trova la piattaforma petrolifera più grande del Mediterraneo:

Da sindaco non ne ho le competenze, ma se fossi chiamato a dare delle autorizzazioni per nuove piattaforme petrolifere in mare, anche alla luce di quanto accaduto nel Golfo del Messico, sarei portato a guardare con 1000 occhi ogni singolo aspetto prima di decidere

Dichiarazione rilasciata, in diretta, addirittura a Sky durante la trasmissione Unità di Crisi dedicata alla marea nera e all’emergenza clima. Trasmissione condotta dal direttore di Sky Tg24 Emilio Carelli che ha chiamato Dipasquale in qualità di “fautore delle trivellazioni in mare”. Ma, ed è qui che Dipasquale e Lombardo fanno merendina insieme, il sindaco ha replicato:

Le avranno dato informazioni sbagliate. Non sono mai stato fautore delle trivellazioni a mare. Anzi in mare tutto va affrontato con grande oculatezza perché anche semplici distrazioni possono diventare catastrofi immense. Ovviamente tutto ciò cambia quando discutiamo di estrazioni a terra. Da 60 anni a questa parte sul nostro territorio avvengono perforazioni petrolifere a terra. Non hanno creato danni, anzi il nostro è un territorio che è cresciuto, la nostra città è divenuta patrimonio dell’Umanità grazie all’Unesco. E’ necessario, piuttosto, pensare alle eventuali ricadute economiche sul territorio, non è possibile pensare che imprese e cittadini non ricevano nulla da queste estrazioni

Decisamente strano l’ambientalismo di alcuni amministratori.

Via | Raffaele Lombardo Blog, Giornale di Ragusa
Video | YouTube

Il governatore siciliano stringe sul petrolio off shore: “Ci danno due lire”

Ogm, gaffe di Galan: la guerra del pomodoro di Pachino Igp

September 5th, 2010

Ogm, gaffe di Galan: la guerra del pomodoro di Pachino Igp

Il ministro per le Politiche Agricole, Giancarlo Galan, scivola sul pomodoro: Galan, infatti, con una sua dichiarazione sugli ogm ha scatenato le polemiche degli agricoltori di mezza Sicilia e, in particolare, quelli del sud est, patria di due prodotti di eccellenza come il pomodoro di Pachino Igp e il ciliegino di Vittoria. Galan, in sostanza, aveva accostato questi prodotti agli ogm:

Tra i prodotti agricoli che mangiamo oggi non ce n’è uno che assomigli a quelli di una volta. Gli ogm vanno affrontati lasciando perdere le ideologie e analizzando il problema con illuminismo. Il guaio è che siamo senza ricercatori perché sono fuggiti all’estero. Non so se sia vero, ma mi dicono che il pomodoro pachino è stato creato in Israele e poi impiantato in Sicilia

Lasciando stare la storia di Israele, che è una vecchia mezza menzogna-mezza verità, l’accostamento degli incroci utilizzati per selezionare il pomodorino agli esperimenti genetici ha fatto imbestialire, prima di tutti, Coldiretti il cui presidente nazionale Sergio Marini, parlando del ministro, ha affermato:

Distrugge il valore e la distintività del nostro made in Italy agroalimentare che è l’unica arma che abbiamo per competere nei mercati nazionali e internazionali

Ma a prendersela di più sono stati quelli che il pomodorino lo fanno. Come il Consorzio di tutela del pomodoro di Pachino Igp, che ha gridato allo scandalo, e il sindaco di Vittoria Giuseppe Nicosia che ha detto:

Leggo con desolazione l’ennesimo intervento, tra gaffe e danno, dell’ennesimo ministro senza nessuna competenza in agricoltura e di esclusivo riferimento leghista. Il ministro, anziché aiutare la serricoltura e l’ortofrutta, finisce per infierire ulteriormente, sul settore, attraverso frasi infelici, e ad infliggere colpi mortali a un comparto già profondamente in crisi. La gaffe di Galan dimostra ancora una volta come questo Governo nazionale sia incapace di interventi seri e qualificati e incapace di legiferare a sostegno dei nostri serricoltori e come se non bastasse, quando si muove fa danno

Parole di piombo. Ma non sono più leggere quelle dello stesso Galan, che ha cercato di mettere una pezza affermando:

Alcuni giornali siciliani, ma non solo loro, si stanno impegnando in una campagna di disinformazione a tutto danno delle produzioni di pomodoro che si fanno a Pachino. Mi risulta incomprensibile il vero scopo di una malafede o di una qualche forma di ignoranza secondo la quale io confonderei ricerche di laboratorio con prodotti Ogm. Questa mia dichiarazione non si iscrive nel chiacchiericcio giornalistico dello ’spara e ritratta’. Ho detto sempre la stessa cosa: in minima parte alcuni prodotti coltivati nella zona di Pachino provengono da ricerche scientifiche che nulla hanno a che vedere col tema degli Ogm. Cio’ che si produce a Pachino e’ eccellente sotto ogni punto di vista, purtroppo c’e’ chi continua a danneggiare i produttori di Pachino mettendo in giro affermazioni che io non ho mai fatto. Rivolgo cosi’ un appello ai produttori di Pachino di contribuire a far cessare una campagna di disinformazione dalla quale il pomodoro Pachino puo’ ricevere solo danni. Che a Pachino qualcuno si svegli

Se non fosse che gli “esperimenti”, in agricoltura, non si fanno in laboratorio ma in campo o, al massimo, in serra. E, infatti, il Consorzio pachinese ha mostrato una “moderata” soddisfazione per la correzione di Galan:

Prendiamo atto con moderata soddisfazione del parziale dietrofront fatto dal ministro Galan. Se è da irresponsabili rilasciare delle dichiarazioni giornalistiche in forma dubitativa, lo è a maggiore ragione quando a farlo è un Ministro della Repubblica, il quale addirittura si è espresso per “sentito dire”. Una cosa è infatti che i primi semi ibridi di pomodoro ciliegino siano stati immessi sul mercato da una società israeliana, la cui messa a dimora nel territorio pachinese ha trovato il suo habitat migliore per effetto delle condizioni pedoclimatiche e ambientali che hanno fatto si che si ottenesse il “pomodoro più buono del mondo” (come è stato definito recentemente anche da Slow Food); un altro conto è definire “il pachino un prodotto ogm”. Se a tutto ciò aggiungiamo che il riconoscimento IGP è stato concesso proprio dal dicastero che Galan presiede, tra l’altro non solo per il pomodoro ciliegino ma anche per il costoluto e il tondo liscio, si ha l’idea della superficialità di tali dichiarazioni dalle quali ha preso giustamente le distanze anche il presidente nazionale di Coldiretti, Sergio Marini. A meno che, a pensare male, tali dichiarazioni non celino interessi ben precisi che l’avvocato veneto Giancarlo Galan intende favorire.

E pure questo è piombo, e pure ben sparato: la guerra del pomodorino è iniziata…

Via | Consorzio di tutela del pomodoro di Pachino, Corriere Ortofrutticolo, Comune di Vittoria, Agi
Foto | Flickr

Ogm, gaffe di Galan: la guerra del pomodoro di Pachino Igp

Appello alla camorra:" Mandate i rifiuti tossici in discariche lontane da noi lavoratori"

September 3rd, 2010

Lettera choc dei lavoratori del consorzio bacini alla camorra E’ una lettera aperta choc quella inviata alla camorra dai lavoratori dei Consorzi di bacino. Ci sono 13 istanze e tra queste anche la richiesta di:

Mandare i rifiuti tossici sulle discariche dove noi non ci lavoriamo.

La lettera si apre con la rivelazione:

Noi lavoratori dei consorzi l’abbiamo scoperto attraverso la stampa. L’ha detto Saviano quindi per forza deve essere vero. Tutte quelle storie riportate dalla stampa nazionale dei boss e dei politici che decidono le assunzioni e la carriera nelle ditte della monnezza, i titoli dei giornali che in realtà sono un messaggio per gli affiliati che pilotano gli argomenti da trattate, che usano le pagine come cassa di risonanza. Cari camorristi ci rivolgiamo a voi. Che seppur indirettamente, stiamo lavorando per voi, è un fatto assodato.

Il problema dei lavoratori dei Consorzi di bacino, cioè degli enti che gestiscono il sistema rifiuti in Campania? Mancanza di stipendio e certezze nei contratti. ci sono da ricollocare 424 persone. Lo scorso anno, nel medesimo periodo, l’appello al Clan dei Casalesi.
La politica per ora risponde, attraverso le parole di Giuseppe Caliendo assessore provinciale all’Ambiente e rifiuti:

Gli sprechi devono finire. Non voglio fare processi al passato ma abbiamo ereditato una situazione pesantissima. Ci sono ritardi nella costruzione degli impianti e pur non colpevolizzando chi c’era prima di noi, la realtà è questa.

Via | Il Mattino, ed. 3 settembre 2010, pag. 36

Appello alla camorra:” Mandate i rifiuti tossici in discariche lontane da noi lavoratori”

La scuola a impatto zero

September 2nd, 2010

Pannello FotovoltaicoCon l’imminente arrivo dell’anno scolastico si riaccendono inevitabilmente le polemiche sui tagli al personale impiegato nonché la necessità da parte del Governo di porre un freno alle spese per mandare avanti una macchina (la scuola appunto) che conti alla mano ha la necessità di ridimensionare il proprio budget. Mentre però qui in Italia si continua a proporre tagli e virtuosismo soprattutto al personale addetto, c’è chi, da tutt’altra parte, propone invece di ridurre le spese degli istituti scolastici intervenendo sui costi energetici.

Ed ecco che a Pantin, vicino Parigi, a giorni verrà inaugurata una scuola ad energia passiva, capace, a detta dei responsabili, di consumare meno energia di quella che produce. L’innovatività della questione sta nel fatto che si tratterà di un vero e proprio edificio coperto di pannelli solari, che assicureranno la fornitura di elettricità, tubi solari per il riscaldamento dell’acqua e sistemi di illuminazione dei banchi all’interno che sfruttano il riflesso della luce esterna. Per il riscaldamento dell’edificio verrà invece sfruttata l’energia geotermica tramite un impianto sotterraneo.

La struttura è stata inoltre orientata in modo da sfruttare al meglio i raggi del sole e le correnti d’aria, ed è fornita di tripli vetri e giunture stagne. Il costo per la costruzione è stato di 14 milioni di euro, il 25% circa in più che per una scuola normale, tuttavia con un risparmio energetico che consentirà di ammortizzare la differenza entro poco più di un decennio .

Insomma si tratterà una vera e propria scuola all’avanguardia che sarà capace di autogestire i propri costi fissi con la conseguente possibilità di redistribuire le risorse risparmiate sul miglioramento didattico. Un vero e proprio gioiello di efficienza energetica e risparmio di risorse economiche con una politica di costruzione purtroppo distante anni luce da quella italiana.

E mentre nel mondo si affermano sempre con maggiore insistenza questo tipo di iniziative, fa rabbia sapere che nel nostro Paese, per quanto vengano elargite importanti risorse per installazione di impianti volte al risparmio energetico, nella classe politica nostrana non vi sia lungimiranza tale da far si che idee di questo tipo diventino la norma e non più l’eccezione.

Potrebbe essere forse troppo scontato puntare il dito sui nostri rappresentanti, ma è palese che vi sia la necessità di sottolineare come troppo spesso i già esigui fondi pubblici elargiti finiscano per essere spesi in attività più di facciata che non di vera pubblica utilità.

Via | Lexpress.fr
Foto | Flickr

La scuola a impatto zero

Uragano Katrina e disastro BP: il make up di due sciagure secondo Mother Jones

August 31st, 2010

deepwater horizon flickr

Del disastro della Deepwater Horizon e dell’uragano Katrina avete letto spesso su queste pagine. Ho trovato però un pezzo interessante uscito su Mother Jones qualche giorno fa e che credo valga la pena di riproporvi, perché vi mostra il b-side, dei due disastri, e soprattutto dello “spin”, del modo in cui l’informazione li ha veicolati verso le masse.

Mac MacClelland – qui il suo twitter – per Mojo si occupa principalmente di diritti umani, ma ha fatto volentieri un’eccezione per analizzare da vicino la copertura delle due tragedie americane. E spiega che la dichiarazione che più l’ha colpita sulla fuoriuscita di petrolio nel golfo del Messico arrivava da un reporter che era stato sul posto per tre settimane:

“la vera difficoltà, per la BP e la Guardia Costiera, è stata trovarlo quel petrolio”

Dopo il salto vediamo in che senso…

E questo, prosegue Mac, prima di un articolo del Washington Post uscito nel weekend scorso, in cui si spiegava che – riguarda però all’uragano Katrina – tutto era ormai a posto, e che era difficile per un turista trovare tracce della distruzione causata dall’uragano.

E’ vero che per New Orleans sono cambiate molte cose dal 2005 ad oggi. La popolazione è cresciuta fino ad arrivare a 336mila abitanti, una crescita di 50mila unità rispetto al 2007. Da un punto di vista più puramente d’immagine, Brad Pitt – sì, l’attore – ha costruito alcune meravigliose nuove abitazioni nel 9th Ward (New Orleans è suddivisa in un totale di 17 wards, a loro volta suddisivi in distretti di dimensioni ancora ridotte, ndr) si è fatto molto per quanto riguarda il sistema scolastico, ma ne riparleremo meglio dopo.

E ancora: il 67% degli abitanti spiega che sono riusciti a ricostruire i danni causati da Katrina. Malgrado ancora in molti siano quindi costretti a vivere in condizioni disagiate, c’è una crescita dell’8% rispetto a due anni fa. Ma c’è un ma grosso come una casa, continua Mac Maclelland…

Un paio di settimane fa Mac porta una sua amica a New Orleans. Spiega che si tratta di un’amica molto informata, che si ingozza di news, il genere di persona adatta per ottenere una cartina tornasole di quanto propagato dai media mainstream e di quanto si riesca a capire una volta che si entra in contatto con la realtà.

Bé, Mac spiega che l’amica non poteva credere alla distruzione trovata. “E’ da irresponsabili dire tutte quelle storie sulle case ricostruite, senza parlare anche degli innumerevoli quartieri semi disabitati, delle case parzialmente abbattute, o che le case edificate da Brad Pitt sono appena cinquanta in un’area che ne ha viste abbattere 4mila. Un’area che spesso i residenti paragonano a Hiroshima, per le strade sconnesse, la totale mancanza di illuminazione notturna e il senso di vuoto che trasmettono”.

E ancora, Mac ci offre una prospettiva diversi sui successi del sistema educativo: se nell’educazione primaria e secondaria ci sono stati effettivamente dei successi, i veri disastri li abbiamo visti nei college. L’Università di New Orleans si prepara a tagliare del 35% il budget, gli studenti la scorsa primavera ne celebrarono addirittura il funerale. Non avevano neanche i soldi per fare le fotocopie.

Il Delgado Community College, frequentato principalmente da minoranze e studenti di ceto basso – ha dovuto respingere alcuni candidati all’iscrizione autunnale proprio perché gli edifici scolastici in cui avrebbero dovuto fare lezione sono ancora danneggiati da Katrina.

Non sono problemi che investono solo il settore dell’istruzione: costano anche in altri termini, visto che una recente indagine sui potenziali investitori disposti a spendere qualcosa nell’area, hanno preferito non stabilirsi da quelle parti proprio per la mancanza di forza lavoro studentesca da impiegare nei classici lavoretti da college.

Fin qui, è tutta una storia di omissioni: di notizie date in pompa magna, e di altre celate ad arte, ma non poicosì difficili da scoprire, o direttamente vissute sulla propria pelle se si vive a New Orleans. E vediamo ora come è stato applicato lo stesso procedimento per quanto riguarda la BP e il disastro della Deepwater Horizon.

Per prima cosa il volume delle perdite è stato sistematicamente sottostimato. Ignorando per esempio, il greggio rimasto sott’acqua, che ha percorso centinaia di miglia, rendendo il disastro pressoché certamente più grave di quello della Exxon Valdez.

Altra omissione: spiegare, sempre in pompa magna sui media mainstream, che il cibo del golfo è sano, che lo si può mangiare senza preoccupazioni, senza precisare che le affermazioni della FDA (la Food and Drug Administration, ndr) si basano sull’ingestione settimanale di una quantità di crostacei molto minore di quelli che potreste trovare in un cocktail di gamberi e senza menzionare i test mai eseguiti su altre sostanze altamente tossiche.

Raccontare solo la parte piacevole della storia non è solo un disservizio o un’offesa a principi astratti come possono esserlo la Verità e la Giustizia. E’ un disservizio che tocca la gente, che causa danni.

“Quando il FEMA (il Federal Emergency Management Agency, ndr) e la Croce Rossa, durante l’evacuazione di New Orleans fallirono il piano di aiuti, medici generosi, estranei gentili e lacrimosi direttori di supermercato mi offrirono lenti a contatto, denaro, pantaloni, sapendo da quelli stessi media mainstream che plasmavano la verità, quanto a New Orleans fossimo fottuti”

Non è altrettanto chiaro chi aiuterà le vittime del disastro della Deepwater Horizon, che né dal Fema né dalla Croce Rossa hanno mai ricevuto alcunché. Pensate sul lungo termine: credete davvero che le cose saranno diverse rispetto a quanto accaduto con l’uragano Katrina cinque anni fa?

Lo so, non voglio esagerare e sembrare la traumatizzata moglie di un pescatore, conclude Mac, gioendo della – parzialissima – rinascita della città. Ma cita un dato interessante: il 70% degli abitanti di New Orleans pensa che l’America si sia dimenticata di loro. Accadrà lo stesso con la BP?

Via | Mother Jones

Foto | Flickr

Uragano Katrina e disastro BP: il make up di due sciagure secondo Mother Jones

Petrolio nel Canale di Sicilia, i No Triv: bravo l’assessore regionale all’Ambiente, ma ora vada al sodo…

August 17th, 2010

Petrolio nel Canale di Sicilia, i No Triv: bravo l'assessore regionale all'Ambiente ma ora vada al sodo

Il comitato No Triv siciliano plaude all’iniziativa dell’assessore regionale all’Ambiente Roberto Di Mauro di dire no alle trivellazioni petrolifere e gasifere al largo delle coste siciliane. Un’iniziativa culminata in una strana riunione tra l’assessore stesso e alcuni, non tutti, sindaci della costa sud della Sicilia per bloccare, in buona sostanza, ciò che né i sindaci né l’assessore regionale all’Ambiente possono bloccare.

I No Triv, però, apprezzano comunque la volontà politica e scrivono:

Siamo molto contenti poichè i sindaci dei comuni costieri della fascia sud si sono svegliati e stanno proclamando la loro volontà di fermare i petrolieri in tutta la Sicilia. Anche l’assessore regionale al Territorio e Ambiente Di Mauro si dice fermo nella volontà di proseguire col modello di sviluppo della Sicilia che non può passare dalle ricerche di idrocarburi ma dal turismo e dalla cultura

Poi, però, prendono di petto il problema e chiedano che Di Mauro faccia lo stesso:

Caro assessore Di Mauro concordiamo pienamente con lei ma la invitiamo a promuovere un disegno di legge che finalmente blocchi le ricerche di gas e petrolio in Sicilia. Lei sa bene che fino a quando sarà in vigore la legge n.14 del 2000 con i suoi disciplinari del 2003 i petrolieri avranno sempre carta bianca e scenderanno in Sicilia assetati del sangue delle viscere della nostra terra con enormi siringhe in barba a quello che voglio le popolazioni locali

Un’immagine abbastanza d’impatto, specialmente per i siringoni, ma rende molto bene l’idea. Resta, in ogni caso, il fatto che a decidere delle perforazioni petrolifere non è l’assessore all’Ambiente bensì quello all’Industria e che, per di più, una volta ottenuto l’ok dal Ministero dello Sviluppo economico un progetto assai difficilmente può essere bloccato da una amministrazione regionale. E questo vale anche per una regione a statuto speciale come la Sicilia.

Il pesce, infatti, puzza dalla testa…

Via | No Triv Sicilia
Foto | Flickr

Petrolio nel Canale di Sicilia, i No Triv: bravo l’assessore regionale all’Ambiente, ma ora vada al sodo…

Sardegna, i pastori protestano contro la crisi del settore agro-pastorale

August 13th, 2010

In Sardegna si vivono in queste ore momenti difficili a causa della protesta dei pastori che chiedono al Governo maggiori attenzioni per sostenere e superare la crisi che affligge il settore. Di fatto il latte prodotto in Sardegna viene svenduto e

I pastori sono le sentinelle della Sardegna: conoscono il territorio e lo curano prevenendo con la manutenzione molti problemi. Con i pastori anche gli agricoltori. I gruppi, che oggi hanno affrontato il terzo round di proteste, bloccando l’aeroporto di Olbia, sono guidati da Felice Floris presidente del Movimento Pastori Sardi.

Spiega Floris:

Tutto quello che pastori e agricoltori producono vale sempre meno, mentre aumentano in maniera ingiustificata i costi di produzione. Situazione che sta distruggendo ovunque in Sardegna decine di aziende, mentre la giunta regionale continua a fare promesse che ormai non incantano nessuno, senza adottare le misure urgenti contenute nella piattaforma presentata dal Movimento. I pastori non ne possono più. Stato e Regione, dopo averci incoraggiato a investire nell’ammodernamento delle aziende, non tutelano le produzioni agricole e zootecniche in sede europea e ora gli allevatori sono carichi di debiti e ogni giorno rischiano il fallimento.

Via | La Nuova Sardegna

Dopo il salto uno dei video dedicato al Movimento pastori sardi.

Sardegna, i pastori protestano contro la crisi del settore agro-pastorale

Carbone a Cerano: Irene Grandi e Patty Pravo sul palco, i manifestanti ai cancelli. Chi ha vinto?

August 9th, 2010

E concerto fu. Ma anche controconcerto. Già, perchè sabato sera a Brindisi di fronte la centrale a carbone Federico II dell’Enel a Cerano di concerti ce ne sono stati due: uno dentro la centrale e uno fuori. Dentro, sul palco, si sono esibite Patty Pravo e Irene Grandi. Dicono siano state due belle esecuzioni. Fuori, invece, si sono esibiti i manifestanti del no al carbone, a Cerano come da qualunque altra parte.

Il giorno dopo, ovviamente, entrambe le parti si sono affrettate a dire che il proprio concerto è stato un successone: hanno vinto tutti. E forse è anche vero. Il concerto, infatti, si è fatto e a chi del carbone non fregava proprio nulla (o chi abita lontano dalla centrale, o chi è convinto che sia buono e giusto) si è goduto lo spettacolo. Bloccare il concerto era impensabile, non ci credeva nessuno e non era questo lo scopo della manifestazione.

Anche la manifestazione, però, si è fatta: volantini, campanacci, vuvuzelas, cori da stadio. Sembrava la corrida. Chi, arrivando in centrale per il concerto, ha voluto leggere i volantini e parlare con i manifestanti lo ha fatto mentre altri avevano fretta di andare al sodo: Patty Pravo o Irene Grandi. Entrambe le categorie sono state accontentate e si sono anche registrati passaggi da uno schieramento all’altro con qualche spettatore che è diventato manifestante (magari ci sarà stato anche qualche passaggio inverso…).

Totale: 2000 persone dentro e 300 fuori. L’anno scorso, per Renzo Arbore e Arisa, ce n’erano 5000 dentro e 150 fuori. Un economista si metterebbe ad interpretare il trend…

Forse è più divertente interpretare il modo in cui l’evento è stato raccontato. Partiamo dalla Gazzetta del Mezzogiorno, titolo: “Cerano, Patty e Irene sul palco gli applausi di 2.000 persone”. Svolgimento:

Gli applausi spazzano via le polemiche. Oltre 2.000 persone ieri sera hanno assistito allo spettacolo organizzato nell’area della Centrale di Cerano. Particolarmente attese le due regine della canzone italiana, Patty Pravo e Irene Grandi hanno mandato in visibilio i fan dando vita ad una performance carica di emozioni. Qualcuno sussurra che lo scorso anno «Correnti Musicali», la grande kermesse organizzata da Enel, riuscì a collezionare ben 5.000 spettatori, ma va detto che l’edizione 2009 vedeva sul palco Renzo Arbore, molto più nazional-popolare della grintosa Irene Grandi e della sofisticata Patty Pravo. La cifra dei 2.000 partecipanti ieri è stata fornita da fonti di polizia. D’altronde lo spirito della manifestazione è proprio quello di dare la passerella a grandi artisti come a giovani promesse della musica italiana. «Correnti Musicali» difatti è un viaggio ai confini dei generi: dal pop al jazz, dalla canzone d’autore al rock. Quattro grandi appuntamenti all’interno di altrettante centrali sparse sul territorio italiano da Porto Tolle a Portoscuso da La Spezia a Brindisi. La musica è energia. Non a caso Enel dal 2003 è socio fondatore dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e del Teatro alla Scala con cui ha portato in giro per l’Italia, per 4 anni, un tour di 15 concerti all’anno di musica classica. Dal 2005 è invece main partner dell’Auditorium Parco della Musica di Roma. Lo spettacolo di ieri ha confermato insomma la volontà di fare cultura, di coinvolgere il territorio, di migliorare le relazioni. Le polemiche della vigilia e la stessa contromanifestazione organizzata dagli ambientalisti dinanzi ai cancelli di Cerano, non ha fermato l’entusiasmo dei brindisini.

Puzza un po’ di comunicato stampa…

Ecco, invece, quei bontemponi di Puglia Antagonista. Titolo: “CONCERTO DI IRENE GRANDI E PATTI PRAVO ORGANIZZATO DA ENEL TRASFORMATO NELLE FORCHE CAUDINE DELLA SOCIETA’ ELETTRICA”. Svolgimento, errori grammaticali compresi:

I NO AL CARBONE raddoppiati di numero( oltre 300) rispetto all’anno scorso migliorano le prestazioni con vuvuzela e tanta ironia. Patti e Irene , l’Enel vi fa girare come due bambole! – Enel violenta vogliamo la centrale spenta!- Qual’è il costo di una bonifica dinanzi alla vita umana?- E adesso denunciateci tutti!-Ed io pago…!-. Questi alcuni degli striscioni impugnati dai manifestanti delle diverse associazioni presenti al controconcerto organizzato dal gruppo no al carbone di brindisi. Vuvuzela fischietti e tamburelli hanno gareggiato con la musica proveniente dalla centrale facendo passare attraverso delle vere Forche Caudine fans, curiosi e “precettati” con famiglie al seguito che in qualche migliaio sono entrati nell’area della centrale sotto i camini dove sono bruciati ogni anno milioni di carbone. Una occasione regalata dell’ENEL che ancora una volta però ha permesso alle ragioni del no al carbone di essere messe sotto gli occhi di coloro che tra mille ricatti e illusioni accettano l’esistenza della Centrale e dell’impatto terribile sul territorio e la salute pubblica.

Questo, invece, puzza un po’ di salciccia e vino…

Appuntamento all’anno prossimo, con un altro concerto e un altro controconcerto.

Via | Gazzetta del Mezzogiorno, Puglia Antagonista
Video | YouTube

Carbone a Cerano: Irene Grandi e Patty Pravo sul palco, i manifestanti ai cancelli. Chi ha vinto?

Palio di Siena: è davvero giusto sopprimerlo?

August 6th, 2010

Palio di siena

A rischio di passare per antipatica e poco sensibile alle tematiche animaliste su un blog dedito a tali argomenti, faccio una semplice domanda: è davvero giusto chiedere la soppressione del Palio di Siena?

Prima di darmi addosso con i commenti leggete i fatti e le opinioni. Dunque, Vittoria Brambilla Ministro per il turismo a margine della presentazione della nuova stagione dei buoni vacanza destinati alle famiglie meno abbienti annuncia che il suo dicastero taglierà i finanziamenti a tutti quegli enti che per le loro manifestazioni, sagre e feste usano animali, precisando che:

Lo stanziamento di 2.500.000 euro sarà destinato a iniziative al di fuori di quelle che comportino lo sfruttamento di animali.

Perché, spiega il Ministro:

La violenza sugli animali lede l’immagine dell’Italia.Voglio che il nostro Paese sia animal friendly.

E fin qui nulla da eccepire all’analisi del Ministro. Solo che appunto tra tutte le manifestazioni è anche incluso il Palio di Siena che si terrà per la Festa della SS. Assunta, il 15 agosto prossimo. Che differenza ci sarebbe tra il Palio di Siena che usa cavalli e una qualunque altra manifestazione? Forse che i senesi hanno un rapporto molto stretto con i cavalli e la prima attestazione del Palio risale al 1239? Giustifica l’uso dei cavalli una così lunga esperienza? Forse. Ma prima di prendere qualunque decisione in merito al Palio, non solo andrebbe ascoltato il parere dei senesi, ma anche discusso con loro il provvedimento e deciso assieme il da farsi.

Spulciando tra le pagine di ecoblog ho trovato una discussione simile che già incendiò gli animi dei lettori. Il post in questione era Commento del giorno – Palio, ma Ferrara non è Siena, dove viene fatta una disamina tra un Palio quale quello di Siena, appunto che affonda le sue radici in una antica storia tra uomo e cavallo e quello più recente di Ferrara forse po’ improvvisato nato a scopo, diciamo, prettamente turistico.

A spiegare il rapporto uomo-cavallo che intercorre al Palio di Siena è Maria Cristina Magri del forum Cavallo che dice:

Siena ha dovuto imparare per sopravvivere anche oggi ad essere sempre più attenta ai particolari, alle cose che fanno la differenza tra un cavallo morto ed uno vivo: a Siena da anni corrono mezzosangue selezionati per il Palio, meno veloci dei purosangue ed anche differenti morfologicamente per permettere lo spettacolo della competizione in condizioni di maggior sicurezza; A Siena il terreno (tufo, per la precisione) è conservato di anno in anno nei depositi comunali e posato con la massima cura in uno strato così spesso da garantire la migliore situazione possibile per la corsa, diminuendo così i rischi di cadute per i cavalli. A Siena attendono e preparano ogni Palio per 364 giorni l’anno, la mossa possono aspettarla ore ed ore, vivono capiscono leggono ogni secondo ed ogni movimento di cavalli e fantini e il mossiere ha tutte le pressioni del mondo – tranne quella di fare presto che nel programma c’è qualcos’altro. La prima testimonianza scritta di un Palio a Siena è del 1239. A Siena combattono da secoli per mantenere il loro Palio e negli anni hanno dovuto imparare (per forza o per amore) a fare il Palio più sicuro possibile per i cavalli;

Foto | Flickr

Palio di Siena: è davvero giusto sopprimerlo?

Petrolio off shore: la Regione Sicilia cavalca il panico da marea nera. E intasca le royalties…

August 6th, 2010

Petrolio off shore: la Regione Sicilia cavalca il panico da marea nera. E intasca le royalties...

Si sono riuniti ieri mattina alle 12, all’Assessorato regionale Territorio e Ambiente a Palermo, gli amministratori dei comuni rivieraschi siciliani convocati dall’assessore Di Mauro per parlare delle trivellazioni petrolifere nel Canale di Sicilia.

La riunione, in realtà, è singolare per molti versi: innanzitutto perché la concessione delle autorizzazioni a trivellare non la da l’Assessorato all’Ambiente, bensì il neonato Assessorato all’Energia (un tempo quello all’Industria, ma il governatore siciliano Raffaele Lombardo ha recentemente rivoluzionato gli uffici regionali). Poi perchè la maggior parte dei comuni ragusani, interessati alla questione visto che a largo di Pozzallo c’è la piattaforma più grande del mediterraneo, la Vega della Edison, non sapevano nulla della convocazione.

Ne era a conoscenza, ed era invitata, Vera Greco, soprintendente ai beni archeologici e paesaggistici ragusana, che è anche componente della commissione nazionale per la Valutazione di impatto ambientale, la famosa Via. La Greco, però, oggi non era presente a Palermo.

La riunione, alla fine, è servita a ribadire il no della Regione Sicilia alle trivellazioni off shore di gas e petrolio. In tempi di marea nera è difficile prendere posizioni diverse.

È la stessa Regione, però, che è favorevole ad altre trivellazioni. Quelle sulla terra ferma. Ultimo caso quello di contrada Cammarana a Ragusa.

E, dalle trivelle, la Regione ci guadagna pure, seppur assai poco: 420mila euro nel 2009, a fronte dei 300 milioni incassati dalle compagnie petrolifere. Nel 2008 a Palermo erano arrivati 643mila euro.

Eppure, e sta qui la cosa interessante, per le trivellazioni in terra ferma la Regione siciliana ha competenza esclusiva, mentre per quelle in mare di competenze non ne ha affatto. Su terra ferma, poi, la Regione ci guadagna l’85% delle royalties mentre in mare il 55%, che diventa lo 0% tondo in caso di perforazioni lontane dalla costa. Cioè tutte o quasi.

Ricapitolando: la Regione dice sì a ciò che potrebbe bloccare e da cui ci guadagna, mentre dice no a ciò che non può bloccare e da cui non ci guadagna nulla. Strano modo di difendere l’ambiente…

Petrolio off shore: la Regione Sicilia cavalca il panico da marea nera. E intasca le royalties…